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Tasse sulla prima casa o sul lavoro? In Italia è polemica

Il premier Matteo Renzi ha annunciato la sua proposta di abolire le tasse sulla prima casa, Imu e Tasi, con la Legge di Stabilità 2016, partendo direttamente dal 16 dicembre 2015 (data fissata per l’ultimo saldo), ma si è trovato subito nel mezzo di una polemica avviata dalla Ue, che ha coinvolto, in prima causa, l’Italia. Sono in molti a sostenere l’abolizione delle tasse sulla prima casa, come sono in tanti, da un altro punto di vista economico, a preferire il taglio del costo del lavoro. Quali potrebbero essere le prospettive future?

Con l’abolizione delle tasse sulla prima casa, l’imu, che al momento è ancora in vigore sulle case di lusso e con quella agricola, verrebbe eliminata definitivamente per tutti; anche la tasi, tassa sui servizi indivisibili, che è già stata abolita per il 31 % dei contribuenti, sarà cancellata anche per il restante 69 %. La polemica in Italia contro l’abolizione delle tasse sulla prima casa è nata dal fatto che potrebbe essere una mossa a favore di chi è più ricco, ma non comporterebbe nessun danno, invece, nei confronti dei meno abbienti.

Dall’altra parte, però, c’è chi chiede di ridurre il costo del lavoro, perché potrebbe agevolare più persone che si ritrovano ad essere molto strette con i pagamenti delle tasse. L’Italia è al primo posto nella classifica europea del peso del costo di lavoro: la differenza tra salario lordo versato dall’azienda e il netto percepito dal lavoratore ha una media del 43,4 % nella Ue e del 48,2 % in Italia.

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