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Taxi Teheran film, Jafar Panahi e la sua telecamerina sfidano la censura imposta dal regime

 Vincitore dell’Orso d’Oro a Berlino, Taxi Teheran è un film di Jafar Panahi, regista-attore di un lungometraggio che sfida le regole del regime iraniano. Condannato a sei anni di prigione per aver appoggiato il movimento verde oppostosi alla rielezione di Ahmadinejad, Panahi non ha mai scontato la pena grazie all’aiuto del movimento d’opinione internazionale.

Una pena dura che lo avrebbe tagliato fuori dal mondo del cinema, se Jafar non avesse sfidato coraggiosamente la censura con l’aiuto della sua telecamerina. Taxi Teheran, che ha già fatto 500 mila spettatori in Francia, uscirà in Italia giovedì 27 agosto. Simile a un documentario, il film di Panahi è stato girato piazzando una telecamera sul cruscotto di un taxi, guidato dal regista stesso, trasformatosi per l’occasione in attore. Una scelta obbligatoria data la censura che gli vieterebbe di girare un film per le strade del suo paese.

Un taxi e i discorsi dei suoi passeggeri tessono la trama del film che, nonostante la limitatezza dei mezzi utilizzati per la produzione, stupisce il pubblico per la sua dose di assoluto realismo. Un film che si pone come un documentario, dove tutto è una messa in scena costruita in modo totalmente strabiliante ma anche una vittoria che riesce a spazzare via i limiti della schiacciante censura.

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