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Tecnologia e dintorni: 5 cose che non facciamo più da quando c’è internet

Da quando c’è internet nella nostra vita molte cose sono cambiate: impossibile perdere di vista i compagni di classe ad esempio, guardare una serie tv senza l’incubo degli spoiler, cercare un numero sull’elenco telefonico. Si tratta di semplici abitudini che l’avvento della tecnologia ha mandato in pensione. Nato negli anni Sessanta su iniziativa degli USA, che proprio durante la guerra fredda mise a punto un nuovo sistema di difesa e di controspionaggio, oggi Internet è un potente mezzo di comunicazione, capace di accorciare le distanze e offrire agli utenti una vasta serie di contenuti potenzialmente informativi. A partire dal 2000 Internet ha cominciato a spopolare soprattutto tra i più giovani e la nascita di social network come Facebook, unita alla diffusione di smartphone e tablet ha fatto il resto, tant’è che oggi non possiamo farne a meno. Ma quali sono i gesti un tempo quotidiani che abbiamo «abbandonato» perché c’è internet?

Da consultare le enciclopedie cartacee a noleggiare un film

Consultare le Enciclopedie cartacee in casa. Partiamo da una curiosità, un’abitudine che gli studenti di oggi conoscono molto bene. In passato per fare una ricerca si usavano le Enciclopedie in casa o nelle biblioteche, oggi invece non è più così. Fino ai primi anni 2000, il sapere universale reggeva su volumi piuttosto pesanti, difficili da trasportare e anche abbastanza costosi, poi il cambiamento: il 15 gennaio 2001 nasce Wikipedia, l’enciclopedia “libera” aperta ai contributi degli utenti, nata dalle ceneri di Nupedia (2000). I giovani nati negli anni ’80/90 avranno avuto a che fare anche con l’antenato di Wikipedia: i CD rom contenenti alcune delle enciclopedie virtuali più famose, come Encarta, solo per citarne una. Una svolta: pensate che nel 2013 tale cambiamento ha portato addirittura alla chiusura in Germania dell’enciclopedia Brockhaus, costituita da ben 24 volumi, in piedi dal 1809. Chi è che resiste? Beh, l’Enciclopedia Britannica e la nostrana Treccani, per fortuna, decisamente più affidabili di Wikipedia, proprio perché elaborate da professionisti. Tra le altre abitudini che ci siamo buttati alle spalle c’è anche noleggiare un film. Prima dello streaming e della diffusione della tv via internet, non c’era altra scelta: per guardare un film prima che lo trasmettesse la tv l’unica strada era il noleggio in videocassetta, altro strumento quest’ultimo ritenuto dai più giovani un fossile. Nel 2013 il gigante Blockbuster, la cui fondazione risaliva al 1985, è fallito. Secondo alcuni esperti il grande errore di quest’ultimo è stato proprio quello di non evolversi, di adattarsi alle esigenze del mercato, come ha fatto, invece, Netflix, che era nato appunto nel lontano 1997 come servizio di noleggio di dvd online, ma che poi è diventato leader della tv on demand di tutto il mondo con più di 125 milioni di utenti.

Da fare la fila alla cabina telefonica ad attendere lo sviluppo delle fotografie

Fare la fila alla cabina telefonica è un’altra di quelle vecchie abitudini che la tecnologia ha spazzato via. Oggi se ne vede giusto qualcuna, i più nostalgici pubblicano sui social selfie e foto da Londra, dove invece queste cabine telefoniche rosso fuoco sono sopravvissute e diventate tra le principali attrazioni del Regno Unito. Da noi è davvero difficile trovarne qualcuna e soprattutto vedere un tizio che la utilizzi. In passato per usare una cabina telefonica era necessario il gettone o la scheda e soprattutto bisognava attendere il proprio turno, anche a lungo. La buona notizia però sapete qual è? In Italia si stanno sperimentando le cabine telefoniche del futuro, con tanto di touch screen che offrono collegamento wi-fi nei dintorni e la possibilità di ricaricare un cellulare. Diciamo delle postazioni, più che cabine vere e proprie. Oggi per telefonare si usano iPhone, Samsung e dintorni, ma soprattutto le chiamate gratuite attraverso app che utilizzano la rete internet come Whatsapp. Tra le altre sane abitudini che abbiamo abbandonato vi è anche attendere lo sviluppo delle foto. Purtroppo molti di noi non stampano più le fotografie: le teniamo sugli smartphone col pericolo di perderle per sempre in caso di furto, blocco della scheda o altri accidenti. Perché è innegabile, una foto sul pc o comunque su un supporto digitale è meno «stabile» di una stampata su carta. L’anno della svolta è stato il 2012, quando la Kodak, fondata da George Eastman nel 1888, ha dichiarato il fallimento. Fortunatamente le cose per l’azienda sono andate poi per il meglio grazie al Kodakcoin. Senza contare che nel 2017 Kodak ha annunciato di voler riprendere la produzione della linea Ektachrome, la pellicola amata da fotografi e registi cinematografici per la sua grana finissima e la sua ricchezza cromatica. Una chicca per gli addetti ai lavori e per gli appassionati, difficile infatti pensare che la linea Ektachrome faccia presa sulle persone dipendenti dai telefonini, avvezze a fotografare i piatti che stanno mangiando e a postare selfie da tutto il mondo. Avrete notato che la terza come pure la quarta abitudine hanno a che fare con l’arte dell’attesa. Eh già perché se internet ha acuito quello che era una debolezza latente nell’uomo: siamo diventati un pubblico di impazienti, vogliamo tutto e subito. 

Sarebbero più di 5 abitudini, ma chiudiamo con leggere gli annunci di lavoro sui giornali

Chiudiamo con leggere gli annunci di lavoro sui giornali. Naturalmente qualcuno che ha poca dimestichezza con Internet avrà conservato quest’abitudine, ma la stragrande maggioranza oggi preferisce usare Linkedin, Monster.com e altri siti job recruiting. Oggi bastano davvero pochi clic per inviare la propria candidatura, un tempo invece bisognava mandare il curriculum vitae via posta ordinaria e aspettare di ricevere una risposta che, diciamo la verità, spesso e volentieri tardava ad arrivare o non arrivava proprio. Beh, in questo senso la digitalizzazione non ha fatto passi da giganti: anche i siti più specializzati non garantiscono un lavoro.

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Written by Cristina La Bella

Cristina La Bella è redattrice di UrbanPost e LuxGallery. Nasce a Frosinone il 13 febbraio del 1991, quando in Ciociaria la neve non si vedeva ormai da anni e l’Italia tirava un sospiro di sollievo per la fine della guerra del Golfo. Sin da bambina sogna di diventare giornalista. Si laurea nel 2014 in "Lettere Moderne" e nel 2017 in "Filologia Moderna" all'Università La Sapienza di Roma. Il 16 aprile 2018 le viene conferito il riconoscimento di "Laureato Eccellente Sapienza" per il brillante percorso di studi. Cofondatrice di "Voci di Fondo", ha scritto, tra i tanti, con giornali quali "Prima Pagina Online", "Newsly" e "SuccedeOggi" e riviste letterarie come "Carte Allineate", "Fillide" ed "Euterpe". Nel tempo libero le piace leggere, vedere film e fare shopping. Il più grande amore: i suoi nipotini.

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