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Terremoto Amatrice, tre anni dopo: popolazione ancora senza casa

Erano le 3:36 del 24 agosto 2016 quando all’improvviso quasi tutto il Centro Italia è stato svegliato. Una violenta scossa di terremoto, magnitudo 6.0, colpì il centro abitato di Amatrice nel Lazio. Sono passati tre anni da quando il Sindaco del piccolo centro, Sergio Pirozzi, pronunciò la famosa frase «Il paese non c’è più, Amatrice non c’è più!». A distanza di tre anni non si può non ricordare quel terribile giorno, anche perché gran parte dei terremotati è ancora in situazioni di disagio.

terremoto amatrice

Il terremoto di Amatrice

Sono passati tre anni dal terremoto di Amatrice e il ricordo di quella terribile scossa è ancora vivido nel cuore di tutti gli abitanti del Centro Italia. Quella fu la prima di una serie di scosse che rasero al suo interi paesi. Amatrice, Accumoli e poi Ussita, non esistono più. Questi territori stanno facendo molta fatica a riprendersi e le promesse di aiuto dello Stato si sono dissolte tra una crisi di governo e l’altra. Dal giorno del terremoto nelle Marche e nelle provincie limitrofe alle zone terremotate si è cercato di dare un gran supporto. Fortunatamente non tutti si sono dimenticati dei terremotati, personaggi del mondo dello spettacolo hanno fatto e stanno facendo molto per queste terre. Neri Marcoré organizza ogni anno il RisorgiMarche. Si tratta di una serie di concerti gratuiti con nomi importanti, come Jovanotti, Marco Mengoni, Edoardo Bennato, tutti organizzati nelle pianure di paesi come Ussita, Arquata del Tronto, Visso, insomma, tutti quelli colpiti dal terremoto.

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Tre anni dopo

Certi eventi non andrebbero mai dimenticati. Col terremoto di Amatrice persero la vita più di 303 persone e a questi si aggiungono i 388 feriti e 41 mila sfollati, costretti ad abbandonare le proprie abitazioni per motivi di sicurezza, o per precauzione. Agli sfollati furono offerte diverse opzioni di assistenza: la possibilità di recarsi in strutture ricettive del litorale adriatico; la possibilità di potersi sistemare per conto proprio, presso parenti o conoscenti; beneficiando di un contributo di autonoma sistemazione (Cas) messo a disposizione dalla macchina degli aiuti; oppure la possibilità di trasferirsi temporaneamente presso le Soluzioni abitative d’Emergenza (Sae). Ancora oggi, dopo tre anni, queste strutture sono la casa di tantissimi abitanti di quei paesi distrutti.

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