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Terremoto Calabria a rischio, Carlo Tansi: “Al primo sisma crolleranno migliaia di case”

Il Terremoto del Centro Italia degli ultimi giorni non può passare inosservato. Irrimediabilmente, dopo la paura e il crollo degli edifici nelle Marche e in Umbria, per fortuna senza danni alle persone, e il Terremoto dello scorso 24 agosto 2016, l’asticella della preoccupazione dei cittadini inizia ad alzarsi. Nello specifico, come abbiamo più volte visto nel corso di questi giorni, c’è da prendere in esame qual è la situazione delle zone più a rischio. Tra le regioni che non possono dormire sonni tranquilli c’è certamente la Calabria: stando ai report dell’INGV entro il 2022 c’è una probabilità del 14-17% che un evento sismico colpisca la regione del Mezzogiorno. A confermarlo, ai microfoni de Il Giornale, è il capo della Protezione Civile calabrese, Carlo Tansi. Parole molto dure nei confronti delle amministrazioni e degli enti locali, così come dei funzionari politici che hanno sempre sottaciuto l’emergenza in Calabria, una delle zone più a rischio per eventi sismici.

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“La Calabria non è assolutamente pronta ad affrontare un terremoto – tuona Carlo Tansi –  la colpa è della cultura dei calabresi: i cittadini devono capire che se continuano a costruire case abusive e quelle finte case crolleranno al primo sisma. Ed è inutile fare gli scongiuri.” E in Calabria, di case tutt’altro che a norma, ce ne sono una ogni cinque abitanti: oltre 140mila, secondo gli ultimi dati risalenti al 2014. Il terremoto in Calabria è all’ordine del giorno, specie nell’area dello Stretto dove tra Reggio Calabria e Messina quotidianamente si registrano brevi scosse di assestamento. La paura è quella di poter rivivere, da un momento all’altro, un nuovo 1908 sebbene per il momento i geologi una tale ipotesi non sembrano contemplarla.

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“Io inviterei i sindaci a rinunciare ai concerti – prosegue lo sfogo di Carlo Tansi –  invece di costruire cattedrali nel deserto, dovrebbero mettere mano all’adeguamento sismico delle scuole. Non lo fanno perché è una cosa che non vede nessuno. Al contrario delle piazze e delle serate. E così rischiano di non prendere voti alle prossime elezioni.” Per il capo della Protezione civile calabrese, però, non è solo colpa della politica regionale ma anche di una cultura insita negli abitanti della Calabria: “Purtroppo la storia ai calabresi non ha insegnato nulla. Dimenticano facilmente.”

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Nei giorni scorsi, inoltre, su SkyTg24 è andato in onda un interessante servizio proprio da Reggio Calabria: l’inchiesta ha messo in risalto come fino al 1930, subito dopo il Terremoto del 1908, l’area reggina fosse all’avanguardia per quanto concerne la tutela anti-sismica e la costruzione edilizia. La paura di poter rivivere una nuova catastrofe, però, è durata molto poco. Dal 1960 in poi, come notato anche da Carlo Tansi della Protezione Civile, le costruzioni edilizie sono aumentate in modo selvaggio e senza criterio. Oggigiorno, infatti, vengono meno sia i requisiti sismici per la costruzione di nuovi edifici sia i criteri relativi alle distanze tra un palazzo e un altro, con vie di fuga inesistenti ma presenti nella normativa sismica del 1974.

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