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Terremoto, da Camerino una storia di umanità: “Così ho salvato gli amici a quattro zampe” [INTERVISTA]

Trovare forza e speranza nel cuore della tragedia. È questo l’insegnamento che ci arriva da Camerino, una delle aree colpite dal Terremoto delle ultime settimane. A raccontarcela è Mirko Caramanti che, con la moglie Sara Farnocchia, ha dato vita a un’azione di solidarietà che ha salvato ‘la vita’ di molti cani della zona. Sono loro, che da una passione ne hanno tratto un lavoro, a custodire gli amici a quattro zampe di chi, purtroppo, un tetto non ce l’ha più. Contattato dalla redazione di UrbanPost, è Mirko a spiegarci da dove è nata l’idea di questa lodevole iniziativa pur sottolineando come la sua paura sia che, tra qualche mese, quando l’emergenza avrà terminato il suo ‘effetto mediatico’, possa essere lasciato da solo in balìa degli eventi.

Ciao Mirko, ci racconti come è nata l’idea di custodire i cani della zona?
“Sinceramente non pensavamo di avere tutta questa richiesta, ne abbiamo al momento 42 ma il numero è destinato a crescere. Abbiamo deciso di dare una mano concreta a chi era impossibilitato ad occuparsi dei propri cani dopo il terremoto. Li stiamo accudendo nel nostro canile, un pre-fabbricato agibile per fortuna. Noi, io e Sara, invece stiamo dormendo in una roulotte perché la nostra abitazione risulta non essere agibile.”

Che tipologie di cani ospita la vostra struttura?
“Ci sono diverse tipologie nel nostro ‘canile’, dai cani da caccia ai cani domestici. Questi ultimi li stiamo accudendo nella sala parto perché non entrano tutti in un’unica area. Pensa che stiamo cercando di sistemare anche i padroni vicino la nostra struttura perché così possono darci anche una mano. C’è chi lo fa già essendo rimasto in zona, è un grosso aiuto che ci viene dato.”

Come funziona la metodologia di cura che intraprendete?
“Quando ho avviato questa iniziativa ho avuto la fortuna di coinvolgere alcuni conoscenti dello stesso ambito che conosco per motivi di lavoro. Tra questi c’è un veterinario che presta servizio a titolo gratuito, ci sono ditte di mangime che ci stanno fornendo il cibo per i nostri amici a quattro zampe…”

I cani hanno risentito psicologicamente di quanto accaduto?
“Ti dirò, i cani da caccia non hanno subito grossi traumi, anzi stanno molto bene e non sembrano essere rimasti scossi. I cani domestici, invece, sì, sono molto più titubanti e scossi. Ripeto, per fortuna alcuni padroni riescono a essere presenti in tutti i sensi.”

Le Istituzioni vi stanno dando una mano?
“Guarda, ho avviato una pratica burocratica con l’ENCI, ente ministeriale, ma ci vorrà del tempo. La Coldiretti l’ho contattata in qualità di azienda agricola, ma ancora non si vede nulla. Promettono e basta. L’aiuto è arrivato solo da aziende private, la nostra è un’iniziativa partita dal basso, 95% è merito del popolo.”

Potremmo dire che i cani sono un piccolo ‘palliativo’?
“Sì, la normalità sarebbe riavere un tetto sopra la testa e siamo in piena emergenza. Ma dici bene, i cani ci danno la forza e ci consentono di tenere le nostre giornate impegnate…”

Abbiamo tanto parlato dei cani, ma gli altri animali? Qual è la loro situazione?
“Per i gatti, ad esempio, il discorso è più semplice. Io abito in una frazione qui vicino e ci sono 108 gatti nel mio paese. La fortuna è che il gatto ha istinto di sopravvivenza rispetto ai cani, è meno legato all’uomo.”

Quanta richiesta avete avuto?
“Molto più della nostra disponibilità. Io sto a Norcia e ho anche i cani di Visso, si è sparsa subito la voce ed abbiamo avviato i contatti con tutti. C’è stata gente che si è mossa per i cani e per i gatti. Ma c’è stato anche un problema con i canili comunali…”

Ovvero?
“Hanno preso molti cani che erano in strada ma non perché ‘randagi’ bensì perché erano semplicemente stati liberati dai padroni per metterli in salvo. Adesso non sappiamo che fine hanno fatto questi cani e stiamo provando a contattare tutti i canili della zona. Sono manie di esaltazione che non aiutano mica, anzi danno ulteriori problemi.”

E adesso, quali saranno i vostri progetti futuri?
“In settimana ho ordinato un altro canile coinvolgendo un’altra ditta che partecipa all’iniziativa. L’ho fatto di tasca mia per cercare di salvare più cani possibile, una volta terminata l’emergenza a me resterà la struttura e la userò per il mio lavoro. Penso che per i prossimi due anni cercherò di prendere almeno altri 40 cani. Il problema è che quando smetterà l’effetto mediatico rischieremo di trovarci da soli…”

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