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Terremoto in centro Italia: il cuore e l’ingegno dei volontari per la ricostruzione [INTERVISTA]

Domenico Cortose, 40 anni, geometra calabrese di Caroniti (Vibo Valentia), è partito lo scorso 27 settembre con altri tre colleghi della stessa regione iscritti al Cng (Consiglio nazionale geometri) e all’A.ge.pro, Associazione geometri volontari per la Protezione Civile, alla volta delle province colpite dal terremoto del 24 agosto.

Con loro decine di colleghi da tutte le altre regioni italiane si sono occupati di valutare volontariamente l’agibilità di decine e decine di edifici privati gravemente lesionati dal sisma. Le valutazioni sono state eseguite secondo la metodologia sintetizzata nella scheda Aedes messa a punto dalla Protezione Civile Nazionale: gli abbiamo chiesto di raccontarci questa esperienza senza dubbio importante, non fosse altro che per il prezioso lavoro svolto in vista della ricostruzione, avviata ufficialmente da due giorni con un apposito decreto del Governo.

Cosa ti ha spinto a partire volontario per le zone colpite dal sisma per svolgere un lavoro tanto delicato?

“Credo sia fondamentale darsi una mano a vicenda quando capitano queste disgrazie. Penso anche che sia un dovere morale mettere la propria professionalità ed esperienza a servizio delle popolazioni colpite da queste immani catastrofi naturali.”

Sappiamo che ci vorrebbe uno spazio ben più ampio di questo, ma puoi raccontarci brevemente la situazione dei centri abitati in cui hai operato?

“La mia squadra e quella degli altri due colleghi calabresi ha operato nel comune di Roccafluvione, in provincia di Ascoli Piceno. Qui non ci sono state vittime ma i danni riportati dai fabbricati sono stati ingenti e molti di questi hanno portato all’inagibilità degli stessi.”

volontari-protezione-civile-roccafluvione

Come si è svolto il vostro lavoro?

“Abbiamo lavorato sotto il coordinamento della Dicomac (Direzione comando e controllo) che per l’occasione è stata istituita a Rieti, che a sua volta ci ha assegnato al Com (centro operativo misto) di Arquata del Tronto. Siamo stati quindi destinati al Coc (centro operativo comunale) di Roccafluvione, dove gli operatori anch’essi in parte volontari, sulla base delle richieste di verifica presentate dai cittadini, predisponevano la documentazione amministrativa per agevolare la nostra visita al fabbricato.
Ogni mattina ci venivano assegnati un certo numero di sopralluoghi da eseguire ed un volontario della Protezione civile comunale ci accompagnava sul posto: questo era indispensabile per la particolarità del territorio, organizzato in numerose frazioni difficili da raggiungere per chi non è del posto. Arrivati sul luogo ci occupavamo di identificare sulla cartografia il fabbricato e si procedeva alle compilazione della scheda Aedes. A fine giornata, finite le valutazioni, era nostro compito compilare un report riassuntivo da consegnare al Coc, che sulla base di questo documento emette le varie ordinanze di sgombero, chiusura strade ecc… Oltre a questo ogni giorno veniva consegnata una scheda completa al Dicomac.”

Quello che è emerge dalle immagini televisive di Amatrice, Accumoli e Arquata è uno scenario di distruzione, addirittura più ampia di quella causata da terremoti di maggiore intensità avvenuti in Italia negli ultimi anni. Quanto ha inciso la qualità costruttiva degli edifici?

“A mio parere il mix di scarsa qualità costruttiva, errori di esecuzione e di progettazione in alcuni casi sono stati determinanti”.

Che impatto ha avuto la vostra azione sui proprietari degli edifici lesionati? Ci sono state tensioni a seguito di qualche vostra valutazione?

“Assolutamente no, le persone ci hanno sempre ringraziato per ciò che stavamo facendo per loro”.

Vuoi raccontare qualche episodio che ti ha colpito particolarmente?

“Tutti i casi sono stati particolari, in quanto si trattava di abitazioni e comunque di fabbricati dove la gente ci ha speso la vita per realizzarli… case, sedi di imprese. Vederle distrutte non è stato facile nemmeno per noi”.

Una domanda più generale: esistono soluzioni per realizzare interventi antisismici in centri abitati caratterizzati dalla presenza di edifici storici, come sono la gran parte dei comuni italiani della zona Appenninica?

“Le tecniche costruttive disponibili oggi sul mercato sono in grado di dare soluzioni a molti dei problemi che affliggono le vecchie murature. Ma ogni caso ha una sua storia e merita un’attenta valutazione, non ci sono soluzioni universali.”

Che contributo reale possono dare professionisti come geometri ed architetti alla prevenzione sismica, al di là di chi opererà direttamente sul territorio con le imprese che si occuperanno della ricostruzione?

“Secondo il mio parere ogni attore delle catena delle costruzioni ha un ruolo importante nel costruire in sicurezza e credo che tutti, dal carpentiere all’imbianchino, dal geologo all ingegnere strutturista, dovrebbero fare l’esperienza di una settimana nelle zone terremotate per fare tesoro delle situazioni che si possono creare.”

Written by Andrea Monaci

49 anni, è direttore editoriale di Urbanpost.it fin dalla sua fondazione nel 2012. Ha iniziato la sua carriera nel 1996, si è occupato principalmente di lavoro, criminalità organizzata e politica. Ha scritto per "Il Secolo XIX", "Lavoro e Carriere", "La Voce dei Laghi", "La Cronaca di Varese".

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