in

Terremoto Emilia, otto anni dopo chiuse tutte le cause per i crolli degli edifici

Otto anni fa l’Emilia Romagna si è spezzata. Due giorni hanno scritto la tragedia: il 20 maggio e il 29 maggio del 2012. Case distrutte, strade frantumate, famiglie che non sapevano dove rifugiarsi e il panico generale nei cittadini. Otto anni fa l’Emilia Romagna ha subito due dei più forti terremoti mai registrati. E’ stata messa in ginocchio. E ora, dopo tutto questo tempo, sono state chiude le cause che ancora erano in Tribunale per i crolli. Perché ai lati della tragedia c’è anche una fitta storia di cause legali, alcune mai dibattute e altre discusse e finite con assoluzioni. Ci sono i racconti di madri, padri, parenti, vittime che non hanno smesso di lottare per avere giustizia, ma anche di magistrati che hanno fatto di tutto per trovare chiarezza. C’è il ricordo di un terremoto che ha segnato l’Emilia.

>>Leggi anche: Epidemia da Covid-19, tra complotti e colpe: dove sta la verità?

terremoto emilia

Terremoto Emilia, chiuse tutte le cause per crolli

Storie di morti, di abbattimenti sbagliati, di autorizzazioni date per emergenza. In Tribunale in questi otto anni sono passate tante cause, e un gran numero erano legate proprio al terremoto dell’Emilia. Poche si sono concluse con la colpevolezza, tutte in primo grado. Per il resto solo archiviazioni e assoluzioni. Ci sono voluti otto lunghi anni. Si sono chiusi i processi, ma questa non è la fine della storia. Perché ancora si dovrà discutere di ricostruzioni, di conti truccati e di truffe. La Guardia di Finanza, infatti, sembra aver scoperto degli imbrogli illeciti proprio dove è presente il Comitato Verifica Ricostruzione: a Finale Emilia. Lì a finire nei guai sono stati i componenti della famiglia Folchi, proprietaria del Castello Carrobbio di Massa Finalese.

Ancora i fatti sono da accertare, ma il sospetto è che di persone che abbiano tentato di guadagnarci da questa situazione ce ne siano parecchie. Addirittura, una fonte delle Iene aveva confessato: “Sapete qual è il segreto perché nessuna rompa i mar*ni? Dare i soldi a tutti”.

Proprio dal lavoro della Guardia di Finanza è iniziata anche l’indagine del Tribunale sulle infiltrazioni mafiose in Regione. E da lì è stato istruito il maxi-processo Aemilia, il quale ha portato alla luce storie di favoritismi, di malaffare e di organizzazioni criminali radicate nel territorio. Sono scattate così le condanne, in particolare nei confronti del capo dell’ufficio lavori pubblici di Finale Emilia Giulio Gerini e di diversi membri della famiglia di imprenditori edili Bianchini di San Felice sul Panaro.

terremoto emilia

Terremoto Emilia, i casi di crolli

Non tutti però hanno trovato giustizia in questi otto anni. Un esempio sono i morti, e i familiari, della Haemotronics, l’azienda biomedica di Mirandola crollata il 29 maggio. Quattro le vittime: Paolo Siclari, Biagio Santucci, Giordano Visconti e Matteo Serra. Il processo era stato aperto, ma poi la richiesta di archiviazione venne avanzata dal pubblico ministero. Sostenne che non si potessero imputare responsabilità per i decessi di quattro persone sotto le scosse sismiche. Dopo la richiesta dei parenti di riconsiderare le indagini e di aprire un processo penale, lo scorso settembre è arrivata la notizia. Il giudice Eleonora Pirilloha ha confermato che non ci sono elementi per aprire un processo. E questo significa la chiusura delle indagini.

Un’altra storia è quella della famiglia Paltrinieri, che si è vista abbattere la casa dallo schermo della televisione. “Ci hanno abbattuta la casa senza avvertirci. Nessuno ci ha chiesto il permesso”, hanno raccontato. Loro, infatti, dopo la scossa si erano spostati da Cavezzo in Romagna e solamente lì scoprirono quanto stava accadendo. Per quel caso, sul banco degli imputati finirono tre pompieri e l’ex sindaco della cittadina Stefano Draghetti. Ma anche lì la conclusione fu l’assoluzione: per i giudici non esisteva un reato.

“Rispetto sempre l’autonomia della Magistratura e il suo funzionamento. In questi anni c’è stata una ricostruzione da quasi 14 miliardi di euro. Di fronte a una massa così ingente di denaro che si sposta certamente non manca mai l’attenzione di qualche mascalzone o criminale”, ha commentato il governatore Stefano Bonaccini durante la conferenza stampa per fare il punto della situazione post sisma. “Se guardiamo tra interdittive e vicende giusiziarie particolari, mi pare di poter dire che tutto si è svolto e si sta svolgendo per la quasi totalità con grande linearità.

Credo sia stata una grande scelta, giusta e lungimirante, quella dell’ex presidente Vasco Errani, quando era Commissario alla ricostruzione nel 2012, di costituire il Girer, il gruppo interforze tra magistrature e forze dell’ordine che credo abbia presidiato il meglio possibile. Quindi diciamo pure che la ricostruzione nella quasi totalità dei casi ha viaggiato e stia viaggiando senza alcun riferimento di malaffare”.

Terremoto Amatrice, dopo quattro anni la ricostruzione è ancora bloccata

Sono passati quasi quattro anni poi dal terremoto che nel 2016 ha distrutto il Centro Italia, e in particolare le città di Amatrice e di Accumoli. E in quattro anni ancora non è stato ricostruito praticamente nulla. Sono stati realizzati solamente 15 interventi rispetto ai 2.291 già finanziati e, tuttora, fermi sulle scrivanie delle istituzioni, delle Regioni, dei comuni. Sono stati spesi 49milioni di euro degli oltre 2miliardi già stanziati e a disposizione di una ricostruzione che ormai sembra essere una caverna buia senza fine, lo specchio di un fallimento nazionale. Quindici interventi, e tutto il resto può essere considerato ancora alto mare.

Perché in alcuni casi non solo è lontano dall’essere realizzato, ma non è nemmeno stato messo nero su bianco un progetto, non esistono documenti ufficiali. E a rimetterci sono i cittadini che hanno perso le loro case, i bambini che hanno visto cadere a pezzi la propria scuola.

Lo stesso vale per L’Aquila. Il 6 aprile del 2009 un terremoto di magnitudo 5,9 ha spezzato 309 voti e causato 1600 feriti. Ha letteralmente distrutto i palazzi e le case di un’intera città, il suo patrimonio artistico, i tesori d’arte e d’architettura di svariati comuni abruzzesi. A oggi, lo Stato ha stanziato risorse per un valore di 18miliardi di euro, risorse finanziarie provenienti dal Bilancio dello Stato e dal Fondo Europeo di Solidarietà. Queste sono comprensive sia degli interventi per la gestione delle prime fasi dell’emergenza e per l’assistenza alla popolazione, sia della ricostruzione del patrimonio edilizio e del rilancio del tessuto economico del territorio. Dopo 11 anni, c’è stato circa il 70% della ricostruzione fisica.

Per completarla, dovrebbero mancare ancora circa quattro anni. Questo significa che ce ne saranno voluti in totale almeno 15. Per quanto riguarda i comuni fuori dal capoluogo, invece, la ricostruzione è avvenuta nel 50%. >>Tutte le notizie di UrbanPost

gemma e sirius

Gemma e Sirius, Giorgio Manetti senza pietà: «Ancora lì a fare le moine con un giovane di 26 anni»

PiuVenduti

Nasce PiuVenduti, la piattaforma informativa sui prodotti più venduti del momento