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Terremoto L’Aquila: altre mazzette per la ricostruzione, 5 arresti

Un’altra scossa di assestamento a L’Aquila nel processo di ricostruzione. Questa volta dirigenti pubblici, imprenditori locali e professionisti locali volevano accaparrarsi gli appalti per la ristrutturazione e la messa in sicurezza di beni ecclesiasti. Questa “sete” di cultura li ha spinti ad un giro di mazzette per decine di migliaia di euro. Ora per cinque di loro è scattato il procedimento di custodia cautelare: tre sono agli arresti domiciliari, due in carcere.

l'aquila

Uno di questi soggetti è un funzionario del “Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo”. Per lui e per gli altri quattro sono scattate le manette, volute dal Gip Giuseppe Romano su disposizione della Procura de L’Aquila. Le accuse sono gravissime, ma non certo nuove dalle parti della città abruzzese: corruzione, falso, turbativa d’asta, millantato credito ed emissione ed uso di fatture inesistenti.

Tutto cominciò il 6 aprile del 2009 con il terremoto che sconvolse gli appennini centrali e L’Aquila: in quei drammatici momenti, imprenditori e politici locali si fregavano le mani, ridevano. “Che colpo di culo”, si dicevano per telefono. Già bramavano i soldi derivanti dagli appalti per la ricostruzione. Alcuni di loro sono in manette, altri indagati. Ma molti ancora, ne siamo certi, sono ancora liberi.

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