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Terremoto: le scosse che ti rimangono dentro

3:36, scossa, panico. “Ci risiamo“. Ecco cosa ho pensato perché da emiliana non ho dimenticato la notte del 20 Maggio 2012. Le scosse di terremoto ti rimangono dentro, c’è un tremolio, infatti, che non ti abbandona mai. E’ una sensazione strana, difficile da spiegare, ma è sempre lì con te. Ho sentito, ahimè, tanti terremoti, ma finché le scosse sono piccole, finché non succede nulla, quando ne avverti una ti rigiri nel letto e torni a dormire, non ci pensi, non ti spaventi, o quantomeno vivi l’evento sismico con una cosa conclusa, una cosa che non ti ha scalfito e che dimenticherai dopo poco; quando, invece, vivi le scosse più forti, quelle che si portano via intere città e troppe persone, tutto cambia. Non ti sembra vero, invece è così. Non lo sai finché non lo provi, finché non ti senti più a casa nella tua terra, finché non ti senti più al sicuro in alcun posto, finché la terra che ti trema sotto i piedi non porta via anche le tue ultime certezze. Sì il terremoto ti entra dentro e cambia tutto. Cambia il tuo modo di percepire gli spazi e i luoghi, cambia il tuo modo di organizzare le tue giornate e ti ritrovi a tener le chiavi dell’automobile in una borsa pronta con le cose più utili che potrebbero servirti in ogni momento per scappare, se hai la fortuna di poterlo fare. Il secondo pensiero di questa notte? L’Aquila. Essendo in Abruzzo per le vacanze la paura era che fosse di nuovo quella città ad essere stata colpita. In fin dei conti era il 2009 ed erano le 3:32, giusto qualche minuto prima di questo maledetto terremoto che ha devastato il centro Italia portandosi via circa 100 persone, almeno secondo le ultime stime, ma le notizie sono ancora in divenire, e ha raso al suolo borghi bellissimi.

Fra pensieri e paure, però, è sempre il cervello, alla fine, che comanda e che ti porta a cercare di capire immediatamente dove sia stata la scossa, quale sia l’epicentro e cosa sia accaduto. Ora, nell’epoca della tecnologia imperante, la prima cosa che viene in mente è quella di prendere in mano il cellulare e di controllare, cercare notizie e con la mano che trema e mentre non trovi aggiornamenti, rischi anche di arrabbiarti perché nessuno sa nulla, perché tutti sembrano aver sentito, ma subito nessuno ti dice chi è stato colpito e quanti danni ci sono.  In attesa, quindi, di avere le prime notizie certe l’unica cosa che un pò, forse, combatte la paura del terremoto, è iniziare a sentire parenti e amici, ma anche tutti i conoscenti. Sentire chi è vicino a te, se hai sentito la scossa, se ha paura come te e se sta bene ed è riuscito già a contattare tutti i suoi cari, a fare l’appello.

Tornare a dormire è quasi impossibile. Se hai vissuto il terremoto, l’adrenalina che hai in corpo ti spinge a fare qualsiasi cosa anche se quella più probabile è quella di rimanere davanti alla tv o a una radio, o di sostare in un luogo sicuro con il cellulare in mano per seguire le notizie, per capire cosa stia succedendo per tentare di razionalizzare e di pensare a cosa fare e a come muoversi, ma non è nemmeno strano girare per casa o attorno a casa e controllare se vi cono crepe o segni di cedimenti.  Se hai avuto la fortuna di non sentirlo, ma qualcuno ti ha svegliato per capire come stavi o per dirti di scappare insieme a lui, il panico aumenta perché ti chiedi come mai tu abbia fatto a non avvertire l’evento, ma soprattutto ti chiedi come mai farai la prossima volta se continuerai a non accorgerti di nulla ed invece ci sarà il bisogno di scappare via, il più in fretta possibile.

Una lavatrice in funzione, un rumore un po’ più forte avvertito nelle vicinanze, il passaggio del treno o di un mezzo pesante vicino a dove ti trovi, un leggero dondolio della sedia su cui sei seduto: tutto ti fa sobbalzare, tutto ti fa scattare sull’attenti e, sfortunatamente, ci vuole un po’ di tempo prima di tornare alla “normalità”. Basta poco per ritrovarsi a fissare il lampadario, così come diventa normale controllare le piccole crepe nell’intonaco di casa, contarle, studiarle per poi ri-analizzarle dopo le successive scosse.

Se vi sono scosse forti, come quelle due che questa notte hanno avvertito in molti in tutto il centro Italia, una alle 3:36 e l’altra alle 4: 34, mentre il terrore torna a materializzarsi, mentre ti chiedi perché il terremoto colpisca sempre di notte quando, forse, siamo tutti disarmati e più vulnerabili, anche se poi pensi che, di fronte alla tragedia, questa sia veramente una domanda stupida, il sapere che ci saranno altre scosse di assestamento, il sapere che dopo eventi così dirompenti, di sicuro, non può essere finita solo così, non ti aiuta, anzi, ti spaventa ancora di più perché comunque non hai alcun controllo, non sai quando arriveranno e quanto forti saranno.

Forse è proprio questo il problema: il controllo. Comanda il terremoto e non ci puoi fare nulla. Ecco perché quando, poi, la macchina degli aiuti alle popolazioni colpite si mette in moto, quando puoi dare il tuo contributo in qualche modo, forse, un pochino, ti senti meno impotente e inerme.

La cosa più importante? Non farsi paralizzare dalla paura, non cedere a quelli sciacalli che, sapendo che si vive nell’ansia e nel terrore, annunciano sui social o tramite passa parola, l’arrivo di una forte scossa, urlano di non tornare nelle case, se sono ancora in piedi e sicure, perché durante la notte arriverà sicuramente un altro terremoto più forte. Non è vero. Nessuno lo può sapere.

Non si gioca con la paura delle persone, non si “mangia” sfruttando le ansie degli altri soprattutto in grandissime tragedie come questa. Io c’ero e lo so.

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