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Terremoto, l’Italia centrale ricorda il sisma del 24 agosto: lungo corteo ad Amatrice

Sono passati due anni dal terribile terremoto che ha devastato l’Italia centrale. Le 3.36: la terra trema e butta giù case, palazzi, chiese; la terra trema e non guarda in faccia bambini, donne, uomini; la terra trema e spazza via ricordi, sogni, paesi interi. Accumuli, Amatrice e Arquata del Tronto ne portano addosso i segni, cicatrici indelebili. Ieri sera per ricordare quelle terribili ore si è tenuta una lunga fiaccolata ad Amatrice. 

Il corteo, partito dall’ex scuola alberghiera, ha marciato verso la chiesa di Sant’Agostino, situata nella zona rossa, dove uno alla volta sono stati i nomi delle 239 vittime del borgo reatino.  Successivamente il corteo si è spostato verso il Memoriale: alle 3.36 i rintocchi delle campane hanno scandito il ricordo della prima scossa, un ricordo che gli abitanti hanno vivo più che mai. A partecipare alla cerimonia un centinaio di persone: tra loro i parenti delle vittime, il sindaco Aleandro Petrucci, i rappresentanti della Regione Marche e di altri Comuni, associazioni e comitati. Tra loro anche il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Sul posto anche alcuni dei soccorritori che per giorni e giorni avevano instancabilmente scavato alla ricerca di gente viva sotto le macerie; avevano aiutato ad allestire tende, avevano supportato chi in quel maledetto territorio ha perso tutto: i propri cari, gli amici, la casa, il lavoro, i risparmi di una vita. Il borgo non esiste più, gli abitanti di Amatrice, quei pochi che hanno deciso di restare vivono nel villaggio delle Sae, costruito nella valle. Chiunque ricorderà le parole di dolore all’indomani del sisma dell’ex sindaco Sergio Pirozzi: «Amatrice non c’è più!». E purtroppo a due anni di distanza si fa fatica a farla rinascere. 

Come ha raccontato Pirozzi ai microfoni di UrbanPost in un’intervista (per leggerla integralmente clicca qui!): «Soltanto chi ha vissuto quei momenti può capire fino in fondo cosa si prova nei giorni di anniversario. Ripensi agli amici scomparsi, al paese come era e come non sarà più e comprendi che è stato un avvenimento che ha scavato nella coscienza lasciando tracce indelebili!». Una ferita ancora aperta, che stenta a chiudersi: Quattro le regioni colpite, 140 comuni seriamente danneggiati, un patrimonio culturale distrutto. Purtroppo la ricostruzione procede lentamente, a fatica. Stando alle parole di Sergio Pirozzi il 50% delle macerie è ancora sul terreno, le abitazioni che potrebbero essere rimesse a posto sono rimaste come le ha lasciate il sisma. Un’Italia che si perde dietro la burocrazia e a pagarne il prezzo decine e decine di persone.

 

leggi anche l’articolo —> Amatrice, due anni dopo il Terremoto, Sergio Pirozzi a UrbanPost: «La fotografia? Questi freddi numeri»

Written by Cristina La Bella

Cristina La Bella è redattrice di "UrbanPost". Sin da bambina sogna di diventare giornalista. Si laurea nel 2014 in "Lettere Moderne" e nel 2017 in "Filologia Moderna" all'Università La Sapienza di Roma. Il 16 aprile 2018 riceve il riconoscimento di "Laureato Eccellente" per il suo percorso di studi. Cofondatrice di "Voci di Fondo", ha scritto, tra i tanti, con giornali quali "Prima Pagina Online", "Newsly", “SuccedeOggi" e “LuxGallery”. Nel tempo libero le piace leggere, vedere film e fare shopping. Il più grande amore: i suoi nipotini.

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