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Terremoto Scuola, quanti edifici a rischio? I freddi numeri di Adriana Bizzarri [INTERVISTA]

Il Terremoto degli ultimi mesi ha riportato in auge un delicato argomento: le scuole dove vanno i nostri ragazzi sono sicure? Importante, in tal senso, il ruolo svolto da Cittadinanza Attiva che lo scorso settembre ha presentato il consueto report annuale. Ancora una volta, i numeri non lasciano dormire sonni tranquilli: sono stati analizzati 150 istituti del nostro Paese. Nel 15% delle scuole sono state riscontrate lesioni strutturali, nel 73% sulla facciata esterna, nel 27% negli ambienti interni. I distacchi di intonaco sono stati riscontrati nel 38% delle segreterie, nel 23% delle sale professori, nel 21% dei corridoi, nel 16% dei bagni, nel 14% delle palestre e delle aule, nel 13% delle aule computer, nel 10% dei laboratori, nel 9% delle biblioteche, nell’8% delle mense. I segni di fatiscenza interessano invece il 33% delle segreterie, il 27% dei bagni, il 25% delle palestre, il 21% dei corridoi, il 17% delle sale professori, il 14% delle aule computer e delle aule, il 10% dei laboratori e delle mense, il 9% delle biblioteche.

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Inoltre, una scuola su sei presenta uno stato di manutenzione del tutto inadeguato e solo il 5% è in ottimo stato. L’81% dei RSPP (Responsabile del Servizio di Protezione e Prevenzione) o dei Dirigenti ha chiesto interventi manutentivi all’ente proprietario, ma 1/4 non è stato svolto alcun intervento. Nel 14% è stato effettuato con molto ritardo, nel 52% con qualche ritardo e solo nell’8% dei casi tempestivamente. Una scuola su quattro ha chiesto interventi di tipo strutturale che, quasi in un caso su tre (29%), non sono stati mai effettuati. Nel 24% dei casi, sono intervenuti con molto ritardo, nel 33% con qualche ritardo e solo nel 14% tempestivamente.

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Per avere un quadro più chiaro della reale situazione delle scuole in Italia abbiamo contattato la dirigente Nazionale di Cittadinanza Attiva, Adriana Bizzarri.

Qual è la situazione presentata dai freddi numeri?
“Il lavoro di Cittadinanza Attiva si basa su un censimento di un campione di edifici, purtroppo non esiste una mappatura cerca perché non esiste un’anagrafe edilizia scolastica aggiornata. Grazie ai nostri interventi, anche legali, il primo censimento lo abbiamo dallo scorso anno, 2015, ma si tratta pur sempre di dati non aggiornati e poco attendibili. Noi abbiamo lavorato su dati ipotetici e ci siamo fatti una certa idea che, purtroppo, collima con i dati ufficiali. Abbiamo delle proiezioni diffuse dal Ministero  in cui si mette in risalto come molti edifici abbiano rischio o piani di emergenza, dati agibilità, tutti fenomeni che andrebbero verificati ma di cui non si ha dati certi. Abbiamo un campione di 15.000 edifici pubblici di cui non si hanno dati ufficiali, oltre a quelli privati dove c’è un milione e passa tra studenti e personale docente e amministrativo. Dal nostro osservatorio le percentuali a cui siamo giunti sono le seguenti: 1/3 manca agibilità statica mentre 1/10 prevenzione incendi. A tal proposito, qui c’è stata proroga fino a dicembre 2016 e dobbiamo aspettare per vedere se la situazione si modifica oppure meno. Riguarda adeguamento sismico l’unico dato è un dato 2013 diffuso dal ministero 8% edifici scolastici sarebbe adeguato sismicamente (Dato ufficiale), questo non vuol dire che molti comuni o con investimenti propri, non solo governativi, iniziati da due anni.”

L’attuale Governo sta investendo davvero sulla messa in sicurezza degli edifici scolastici?
“È cambiata la politica. Perché adesso l’edilizia scolastica è diventata una priorità, diamo atto che al di là di qualche contestazione tipo “Scuole Belle” su cui non ci siamo trovati d’accordo, causa interventi su piccola manutenzione, tutti gli altri filoni di scuole sicure, come ad esempio rimozione amianto e barriere architettoniche, stanno andando avanti. I soldi ci sono, il problema è come vengono investiti: i lavori andrebbero prolungati per altri dieci anni. I numeri sono talmente importanti che qualunque governo ci sarà dopo dovrà proseguire su questa falsariga. Scontiamo un ritardo di ben vent’anni per cui si sta cercando di proseguire su questa strada per arrivare a uno stato di maggiore tranquillità e dire che le nostre scuole possono essere considerate sicure: ci vuole tempo. Bisogna, inoltre, capire su quali edifici investire e su quali no: non è bello da dire, ma purtroppo gli investimenti vanno bilanciati.”

Ci sono Regioni particolari a rischio?
“Il problema legato alla manutenzione, purtroppo, lo abbiamo in tutte le Regioni. Prova ne è che i crolli, anche di intonaci, si registrano in tutta Italia. La situazione strutturale presenta maggiori problemi al Sud, specie in quelle zone dove l’INGV presenta Zona 1, ovvero elevata sismicità. Mentre Sardegna e Liguria hanno maggiori rischi dal punto di vista idrologico, un altro problema molto frequente in Italia.”

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Quali sono i compiti dei Dirigenti Scolastici?
“I Dirigenti Scolastici, a partire dal 2008, con la Legge 81, devono, in qualità di datori di lavoro, mettere per iscritto la situazione del proprio edificio scolastico tenendo presente che la responsabilità della Struttura è a capo per i Comuni fino alla scuola secondaria di primo grado e delle Province per le scuole secondarie di secondo grado. Il Dirigente Scolastico può segnalare per iscritto ciò che ravvisa ma non ha competenze tecniche per valutare quali siano gli interventi da compiere. Può anche decidere, autonomamente, di chiudere le scuole se lo ritiene opportuno per salvaguardare la propria popolazione. È accaduto questo dopo il 24 agosto 2016. Il problema dei Dirigenti Scolastici è che devono interfacciarsi con i sindaci e i presidenti della Provincia. L’inghippo è lì perché non sempre gli uffici tecnici vengono in aiuto. I dirigenti hanno obbligo di segnalare, così come i cittadini che notano problemi. Tutto va detto a chi di competenza.”

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