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Terrorismo, intervista ad un reclutatore Isis: la faccia oscura della Jihad

La gente che arriva qua, i clandestini, loro vogliono solo migliorare la loro vita, arrivano per i soldi, per trovare un lavoro. Non credo che loro rischino di essere fermati e controllati, non credo. Non devono arrivare loro sono già qui. Sono nati qui“, è una testimonianza sconvolgente quella raccolta da Sky Tg24. Le parole provengono direttamente da un reclutatore dell’Isis, attualmente in prigione in Tunisia. Parole shoccanti che cambiano radicalmente il modo di intendere il terrorismo e la Jihad. Immigrazione e Jihad, due fenomeni ad ora connessi con la sottile linea del terrore, ma in realtà lontani anni luce o legati da un filo diverso. Attentati Isis, guerra all’Isis, fenomeno immigrazione, in questo ordine gli addendi hanno un’altra valenza. Stando alle parole di questo reclutatore quindi non c’è stata penetrazione in Europa, ma un’evoluzione dei rapporti sociali all’interno dei paesi.

Ci sono stati grandi sbagli – continua il reclutatore alla domanda del motivo per cui un cittadino francese compie questi atti orribili contro il suo stesso paesePer dire, quelle caricature su Charlie Hebdo, quelle sono delle provocazioni contro tutti i musulmani. C’è chi capisce queste cose e c’è chi non le capisce, ebbene chi non comprende deve pagare“. La risposta del prigioniero è chiara. Eppure se proprio vogliamo trovare una ratio nelle azioni dell’Isis, esiste grande distanza tra i fatti di Charlie Hebdo e gli attentati del Bataclan e di Nizza. “Coloro che fanno attentati ed uccidono molte persone, spesso sono terroristi fai da te“.

Il reclutamento in realtà, secondo la testimonianza di questo affiliato, non avvieneQueste persone come tu hai l’iPhone o internet o Tv, guardano sentono. Ora il mondo è un paese molto piccolo. Una volta si diceva, lui fa parte di AlQaida, adesso non è che questa gente va da Bin Laden a dire io sono con te. Adesso basta condividere l’idea“. Nessuna affiliazione quindi, eppure c’è chi afferma con dati statistici che un adescamento esiste ed avviene in maggior misura tramite i Social: l’80% di coloro che hanno aderito alla causa jihadista lo hanno fatto tramite Facebook o Twitter.

Dalla moschea ad internet, anche le modalità sono cambiate radicalmente, l’Isis ed il terrorismo ha intercettato le modalità più moderne nel fare campagna. “Comunicano tramite internet e delle volte succede che non si conoscono neanche – continua il reclutatore ai microfoni di Sky Tg24 – Per le armi c’è il mercato nero, e sono pronti a pagarle di tasca propria“.

Francia, Belgio, gli obiettivi sembrano chiari. Ma esiste un pericolo Italia? La penisola come si colloca in questa escalation del terrore? “Non penso sia una terra di possibili attentati. Non credo che il Vaticano sia un obiettivo, da noi distruggere chiese e ammazzare un prete sono peccati“. La mente si sposta alle notizie dei Copti trucidati in Egitto, agli attentati alle moschee sciite, oppure ai numerosi preti uccisi durante la guerra in Siria.

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