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TGLFF: Vorrei ma non posso… essere gay.

Plin! WhatsApp:

Enzo: “Beccati questo!

Clicco:

https://m.youtube.com/watch?v=QC7FlA1C8w0

Enzo: “Allora… Ti piace?

Io: “Da moriiiiireeeee!!! Chi l’ha fatto?

Enzo: “Io! Per il Torino Gay&Lesbian Film Festival

Adoro ammettere la mia ignoranza. Sono ormai lontani quei tempi in cui fingevo di sapere tutto. Ho detto stop a quelle faccette di approvazione nell’ascoltare discorsi prolissi di argomenti incomprensibili. Mi rifiuto di fingere di sapere dove sia un posto quando si parla di vacanze, ad esempio:

Siamo stati a Mentone l’altro weekend… Che relax!

Beh certo… Un po’ di montagna fa sempre bene!

E’ al mare, in effetti…

Evito. Punto. Me ne sono fatta una ragione: la mia memoria è a brevissimo termine. I miei amici più stretti ormai lo sanno… Non a caso mi chiamano Dory, come il pesciolino di Nemo.

Avevo già sentito parlare più e più volte di questo innovativo Festival ma a sto giro non potevo non informarmi meglio.

www.tglff.it, enter! Toh… Auguri! Quest’anno il festival più antico d’europa compie trent’anni e non rinuncia a festeggiarli in questo paese dall’ottusa corazza di ipocrisia e perbenismo che chiamiamo Italia. Potrei parlarvi di Ottavio Mai e Giovanni Minerba, della loro presa di posizione in opposizione ad un certo tipo di cinema che tendeva a relegare il “personaggio” omosessuale in ruoli marginali se non addirittura offensivi. Potrei raccontarvi che il tutto ebbe inizio con “Da Sodoma a Hollywood”, e impreziosire il tema parlando della sublime apertura di Irene Grandi mercoledì 29. Potrei…

Non ce n’è bisogno, in reltà. Sul loro sito trovate tutto… Ma veramente ogni tipo di informazione legata ad ogni singolo dubbio.

Preferirei, invece, focalizzarmi sul video del mio amico Enzo quanto sul sofferto tentativo di ribellione nei confronti di un paese che, più o meno inconsciamente, tende a condizionare le scelte di vita di milioni di persone.

Evitiamo di raccontarci cazzate. Non venite a farlo con me, per lo meno. Perché quando lavori nei villaggi, là, nello stridente silenzio della notte, c’ero io fuori da quella doccia grondante di sesso e piacere che ha segretamente accolto l’istruttore di fitness e il papà dei bambini che seguivo al mini-club. Si, il “papà”. Padre di tre splendidi cuccioletti e marito di una donna tanto buona quanto ingenua. La donna che aspettava, sempre troppo, in quella stanza d’albergo…

Potrei raccontarvi della miriade di coppie in viaggio di nozze che hanno aspettato di allontanarsi dagli occhi intimidatori del proprio paese per dar finalmente voce alla propria omosessualità repressa sotto i colpi affilati dei pregiudizi di amici, parenti, conoscenti…

Quello di Enzo, di Ottavio, di Giovanni e di tutto il fiero team che sostiene con orgoglio l’attività di questo Festival è un terzo occhio. Quello dell’ “altra Italia”, per intenderci. Quella che decide di lasciarsi andare e di vivere a pieno la propria omosessualità. Il Paese dietro le quinte… Quello che attende con ansia la proiezione dei propri diritti in un cinema rimasto chiuso troppo a lungo. Se non ci avessero pensato loro, ad oggi questa tipologia di cinema non avrebbe avuto alcuna possibilità di circuitazione in Italia, nel senso commerciale o amatoriale del termine.

Vorrei ma non posso”… ha scelto di chiamarlo così, Enzo Facente, il suo docufilm del 2013 legato alla questione dei diritti civili e dei matrimoni gay.

Se solo riuscissimo una volta per tutte a capire che il nostro paese può imporci le tasse, può intestardirsi con la qualsivoglia legge… Ma non potrà mai metter mano al nostro cuore. Etero, omosessuale o bisessuale esso sia.

Perché, come disse il buon vecchio Jim Morrison, “the most important kind of freedom is to be what you really are”.

Ed essere liberi è un nostro diritto.

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