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The Legend of Tarzan recensione, il trionfo del politically correct stenta a decollare: l’impegno non basta

Nei mesi estivi non è facile trovare ottime proposte nelle sale cinematografiche, soprattutto nel momento in cui la scelta sembra essere quella di mantenere le migliori cartucce per la stagione autunnale che si prevede essere ricca di grandi “film” in uscita. Però, il nuovo Tarzan della Disney non poteva non essere menzionato: The Legend Of Tarzan, arrivato nelle sale italiane giorno 14 luglio 2016, sembra aver spaccato in due la critica. Da una parte chi ne è rimasto folgorato, dall’altra chi lo ha bocciato senza via di uscita: in mezzo, di “Carontiana” memoria, chi cerca di comprendere se si tratti di un ottimo film, di una pellicola senza conclusione, o di un lavoro statico e fin troppo politically correct. Partiamo dal regista: David Yates lo abbiamo imparato ad apprezzare negli anni duemila con una saga capace di sbancare i botteghini. Ha curato la bellezza di quattro film dedicati ad Harry Potter e le sue qualità artistiche non discutono: forse, dato l’ottimo curriculum del regista, la delusione relativa a The Legend of Tarzan aumenta. Prendiamo in esame il cast, per il momento solo come nomi: Alexander Skarsgaard è un buon attore, così come Margot Robbie; poi c’è un signor artista come Samuel L. Jackson, insomma un mix di qualità, bellezza e doti artistiche esplosivo.

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Eppure, “The Legend of Tarzan”, lascia l’amaro in bocca agli spettatori: il secondo Tarzan della Disney è di gran lunga al di sotto del primo, uscito ormai più di 15 anni fa. David Yates va alla ricerca della fiaba ma riproponendola in salsa 2016: cerca di dare un tono supereroico ai suoi personaggi, specie a un Skarsgaard chiamato a svolgere la parte di un “re della giungla” atipico. Tarzan vola tra le liane, lotta a mani nude con un gorilla – avendo di gran lunga la peggio –  ma cura le sue ferite in meno di cinque ore; la nuova Jane, interpretata da Margot Robbie, riesce a scappare e salvarsi tra le viscide riserve della foresta, per poi essere sempre graziata dal suo nemico. Come se fosse la “donnina” in attesa del suo supereroe: troppi Marvel e DC Comics, forse, negli ultimi tempi hanno offuscato la mente ai registi del cinema internazionale.

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E poi il politically correct: la storia della schiavitù in Congo, Tarzan che salva i suoi amici dopo mille peripezie, dopo aver affrontato acqua, sole e tempesta, fatto i conti con la morte di amici della tribù che lo ha accudito da piccolo. Insomma, David Yates, insieme alla casa di produzione, sembra aver voluto prendere di tutto un po’ cercando di non scontentare nessuno: il fisico tonico di Skarsgaard è un bel colpo d’occhio, così come i tratti signorili della splendida Margot Robbie; la trama, però, risulta essere alquanto statica e in 160’ di pellicola viene sviluppata male. Un giudizio complessivo su “The Legend of Tarzan”? Se avete tempo e voglia, andate a vederlo al cinema perché qualche particolare in 3D sembra proprio intrigante, come la lotta feroce tra Tarzan e il Gorilla, o lo stesso re della giungla che vola da una liana all’altra; se non avete né di tempo, né di voglia, potete benissimo fare un’altra scelta cinematografica.

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