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The Young Pope di Paolo Sorrentino con Jude Law: recensione dalla Mostra del Cinema 2016

The Young Pope di Paolo Sorrentino, serie con Jude Law, Silvio Orlando e Diane Keaton, è stata presentata alla Mostra del Cinema 2016 con la visione in anteprima di due delle sue dieci puntate. Come ha spiegato Sorrentino in conferenza stampa, si tratta di un film lungo, che dura 10 ore, diviso adeguatamente in maniera frammentata per suggellare ciò che una serie tv richiede. La sospensione è certamente fondamentale per incuriosire, anche se lo spettatore chiede di più già dai primi minuti, chi sono, cosa stanno facendo, tutto arriva quando deve arrivare, né prima né dopo, in una semi-realtà di tempi e misure. Jude Law interpreta il giovane Papa, Lenny Belardo – Pio XIII, e lo fa ricercando a partire da sé come attore, non mostrarsi senza nascondersi è il ruolo che deve portare avanti per il suo personaggio, un uomo-attore che non si lascia intravedere, ma invoglia ancora di più ad essere scoperto – “Come Banksy“, per citarne uno.

Quale direzione prenderà la Chiesa con Lenny Belardo? L’unica figura a cui sembra essere grato è Suor Mary (Diane Keaton), ma possiamo parlare di effimera apparenza, rimette al suo posto anche lei quando non lo riconosce come Unico. Davanti a noi un Papa che mangia pochissimo, desidera Coca Cola Zero Cherry a colazione e lascia in libertà nel giardino papale un canguro ricevuto in regalo, una figura che sogna di fare la sua prima omelia in Vaticano con parole di libertà riportando il sole a San Pietro e da cosciente contraddice il suo stesso inconscio, restando nel buio e in una dittatura che lascia stupore al popolo, ma che tacitamente non viene criticata, perlomeno non subito. Chi è Lenny Belardo ancora non si sa, come forse, invece, possiamo sapere già tutto e che ad ora definiamo solo.

Paolo Sorrentino in conferenza stampa ci rivela: “Se avranno la pazienza di arrivare fino in fondo alla serie capiranno che The young Pope non è una sterile provocazione né una forma di pregiudizio o intolleranza nei confronti della Chiesa, ma il tentativo onesto e curioso di indagare, per quanto possibile con un film di quasi dieci ore, le contraddizioni, le difficoltà e il fascino del clero: cardinali, sacerdoti, suore e un prete diverso da tutti gli altri che è il Papa“. È inevitabile pensare alla serie di “House of Cards” con Kevin Spacey nei panni di Frank Underwood, ma la mano sorrentiniana lascia intravedere dall’inizio una raffinatezza di stile e una ricerca d’immagini che vanno ben al di là di una semplice serie per serie. Il richiamo ad Antonioni con il “Mi fanno male ai capelli” è voluto da Sorrentino, e si sente come in ogni suo omaggio alla cinematografia italiana. Silvio Orlando? Nei panni del cardinale Voiello è la figura per cui continuare a guardare la serie.

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