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The Zen Circus La Terza Guerra Mondiale Tour: “Vi presentiamo il nostro disco Power-Pop” [INTERVISTA]

Dal 23 settembre 2016 sono tornati i The Zen Circus con “La Terza Guerra Mondiale”, il nono album della loro carriera. Si tratta del il disco al quale la band ha dedicato più tempo in studio, lavorando su ogni piccolo dettaglio, dalle melodie ai testi, dagli arrangiamenti ai suoni. E’ partita da quaranta provini e ha scremato fino ad arrivare alle dieci canzoni che compongono il disco, fino a quando non ha avuto la sensazione che ognuna avrebbe potuto essere un singolo. “La Terza Guerra Mondiale” è, per questo, il disco più “power pop” di The Zen Circus.

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La band di Pisa, formata da Andrea Appino (Voce, chitarre), Ufo (Basso e Voce) e Karim Qqru (Batteria e Voce), si è raccontata ai microfoni di UrbanPost presentando La Terza Guerra Mondiale in un lungo viaggio introspettivo: dalla tracklist ai successi ottenuti con gli album dal 2009 a oggi, e spiegando quale sia stato il passaggio che ha consentito ai The Zen Circus di ‘svoltare’.

UrbanPost ne ha parlato con Karim Qqru.

 

Iniziamo da “La Terza Guerra Mondiale”, un titolo forte. Cosa volete esprimere?
“Ovviamente si tratta di un titolo provocatorio, La Terza Guerra Mondiale. Per noi sarebbe interessante per poter riallineare l’asse delle cose e quel che riguarda la sete di sangue che è aumentata in questi tre-quattro anni, soprattutto sui social. Vorremmo capire cosa succederebbe se scoppiasse davvero un conflitto mondiale: oggi ci sono 67 Stati su 196 che sono in guerra. Vorremo vedere se davvero la gente avrebbe voglia di difendere i confini della Patria lasciando gli agi a casa, soprattutto da quando non c’è la leva obbligatoria. Noi arriviamo da una generazione che temeva di essere chiamata a fare il militare. Sono tre generazioni che questo paese non sa cosa sia la guerra ed è molto più semplice commentare su un social…”

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La tracklist del vostro nono album è molto variegata: ad esempio, Terrorista e Andrà Tutto Bene cosa raccontano?
“Guarda, è un disco molto naturale e che è venuto fuori con il tempo. Non abbiamo pensato a un concept quando abbiamo iniziato: noi ci siamo trovati con 44 provini in mano e abbiamo, per la prima volta, fatto un lavoro certosino come non avevamo mai fatto; abbiamo messo da parte 34 canzoni, non abbiamo mai lavorato tanto a un disco. Alla fine abbiamo scelto 10 pezzi che, sia strumentalmente che dal punto di vista testuale, rappresentassero quello che volevamo: 10 singoli. È quello che si è fatto. Andrà Tutto Bene, ad esempio, ha una coda strumentale di 7 minuti. Sono dieci canzoni che hanno un filo-conduttore. Pensiamo a questo disco come se fosse un vinile: il Lato A è rappresentato da Terza Guerra Mondiale, mentre il Lato B dall’altra traccia, ovvero Zingara, un brano che ha in sé i germi di quel che il disco ha nei suoi contenuti. C’è un disagio sociale legato all’invadenza dei social. Zingara è un pezzo scritto usando frasi pensate e messe online dagli italiani.”

Ilenia e Non Voglio Ballare, pezzi diversi da Terza Guerra Mondiale e Zingara…
Il disco si snoda tra Terza Guerra Mondiale e Zingara, mentre Ilenia è la lettera di una fan degli Zen da cui poi è nato il pezzo che ha scritto Andrea: è come vedere il mondo da parte di una ventenne nel 2016 ed è una cosa che noi non potevamo fare data la nostra età. Si tratta di una canzone attualissima. Ilenia è il brano uscito a giugno e quel che ci ha sorpreso è stata la reazione da parte del pubblico giovane. Non ci era mai accaduto in precedenza, senza contare messaggi di gente che c’ha scritto, ragazze e ragazzi che ci hanno ringraziato per aver dipinto la loro generazione. Un altro brano interessante de La Terza Guerra Mondiale è Anima non conta che si lega con Non Voglio Ballare ed è il pezzo più amato ed ascoltato del disco. Va a completare l’album con una visione malinconica, rendendo più variegato il nostro lavoro. Questa è la forza del disco, sta andando molto bene anche perché dal punto di vista musicale è molto diverso da quello che sta uscendo ora, nel mondo musicale italiano alternativo c’è molto ritorno agli anni ’80 se pensi ai Cani, Thegiornalisti, mentre questo disco è il più rock come mixaggio nonostante sia pop. Siamo felici,  in un momento storico in cui il rock sta calando noi siamo riusciti a raggiungere degli obiettivi molto buoni.”

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Per poi concludere come con Pisa m***a e San Salvario: qual è il significato di queste due tracce?
“In Pisa M***a in realtà abbiamo usato una scritta che compare in tutto il Globo (Finlandia e Australia) ed è nata per motivi calcistici. Per noi è una scusa, un simbolismo per parlare della provincia e minimizzarla senza distruggerla a priori. Tutti e tre siamo della provincia pisana e per noi la provincia incarna una serie di temi contrastanti sia sociali che antropologici che non riescono, in modo oggettivo, a dare una direzione specifica, ovvero per forza bella o brutta. Ci sono lati bellissimi della Provincia: questo darsi una mano e creare comunità. Ma al contempo, d’altro canto, in una provincia dove ci sono poche persone, dove non ci sono scossoni, rischi di restare chiuso. San Salvario, invece, è il racconto di una zona di Torino dove ha abitato Andrea anni fa e che oggi rivediamo con gli occhi dei trentenni: è un luogo vissuto da ventenni. Ora San Salvario è la movida torinese: vogliamo osservala senza giudicare, super-partes.”

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Il vostro nono album, siete in attività dal 1998 ma è dal 2009 che il Circo Zen ha svoltato: qual è stato il cambiamento con il disco “Andate tutti affan*****”?
Io sono entrato negli Zen nel 2003 e già suonavo da anni, Andrea ha avuto gli Zen sempre come gruppo, Ufo è entrato nel 2001… se te lo posso dire in modo triste noi la svolta l’abbiamo avuta con l’Italiano: con Villa Inferno del 2008 abbiamo ripreso nomi di gran livello internazionale eppure non se lo sono calcolati di striscio in Italia. Poi uscì il video di “Figli di Putt***a”, singolo contenuto in quel disco, e facemmo il botto. In Australia andò benissimo il nostro tour, in Italia non gliene fregava nulla. Ecco, la svolta è rappresentata dall’italiano.”

Il dubbio, forse legittimo, è che lo abbiate fatto per raggiungere il successo…
Noi il primo disco in cui abbiamo scritto in italiano è stato nel 2005 (Vita e Opinioni), nel 2009 c’è stato un passaggio totale ma non per il successo ma perché stavamo cambiando in italiano già prima che uscisse quel video su MTV. Dal punto di vista strumentale con i pezzi italiani c’era la scrittura che si stava arricchendo. Gli Zen possono piacere o non piacere dal punto di vista musicale ma abbiamo sempre avuto onestà e naturalezza e spontaneità, non abbiamo mai detto: ‘facciamo un disco perché vogliamo la fama’, anche perché all’interno del rock queste cose qua non pagano. Il Rock a 360 gradi continua a essere un genere che premia la spontaneità. Oggi, per me, non c’è differenza tra Indie e Mainstream: la divisione viene fatta dai giornalisti, ma la vera differenza è presente ancora tra rock e pop ed è un tendere a dare più spontaneità e naturalezza.

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E nel 2011 forse il vostro miglior lavoro, “Nati Per Subire”: quali differenze si possono rintracciare con La Terza Guerra Mondiale?
“Nati per subire è l’album che ci ha fatto fare il salto perché quello del 2009 è un album uscito poco dopo il lavoro del 2008. Oggi è storicizzato ma in realtà nel 2009 ci siamo fatti conoscere con il Live. Nati per Subire è stato il primo disco veramente atteso dal pubblico e ci ha messo anche un po’ di pressione… Quello del 2009 è stato un lavoro senza promozione di cui uscì solo un singolo. Nati Per Subire è stato il primo a entrare vendita Classifica fimi. Dal punto di vista musicale ci sono differenze in Terza Guerra Mondiale perché  è il primo nostro album in cui vengono usati chitarra basso voce e batteria mentre per gli altri dischi in studio usavamo altri strumenti come fiati, archi. Questo disco è fatto solo con strumenti base del rock ed è più massiccio, siamo stati in studio davvero tanto a differenza degli altri dischi, ed è power-pop: ci arrangiamenti rock ma con linee melodiche e armoniche: sono pop anni ’70, anni ’80.”

Pronti per il tour?
“Le prime date sono già andate sold-out e dal vivo c’è il secondo chitarrista, Francesco Pellegrini, ex dei Criminal Jokers (eccetto assolo Anima Non Conta): sono andate bene non solo come vendite ma anche perché è il nostro primo vero tour rock. Prima bilanciavamo acustico e rock, adesso è un 70-30 in favore del Rock.”

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