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Titanic, cosa è successo davvero quella notte? Dall’eroismo del comandante ai cani nell’oceano

Ieri sera Mediaset ha mandato in onda la seconda parte del film cult diretto da James Cameron “Titanic” e come sempre non c’è stata storia. Il Titanic, come lo metti lo metti, ha un fascino a dir poco magnetico sul pubblico di ogni età. Tralasciando la specifica questione legata al film, che nelle due serate in cui è stato chirurgicamente tagliuzzato ha portato a casa il suo consistente share, nonostante si tratti di una pellicola vista e stravista, è un dato di fatto che la storia di uno dei naufragi più tragici della storia abbia un appeal immortale sul pubblico.

Del resto, il perverso piacere del tutto umano di sbirciare le catastrofi in posizione di sicurezza è stato magnificamente riassunto da Edmund Burke nel suo teorizzare il concetto di Sublime “Tutto ciò che può suscitare idee di dolore e di pericolo è fonte del Sublime, ossia di ciò che desta la più forte emozione che l’anima sia capace di sentire.” Il nostro voyeurismo e la pruriginosa curiosità verso la cronaca nera rispondono a questa regola. E cosa c’è di più archetipico di una nave considerata immortale che affonda miseramente durante la sua prima traversata oceanica procurando una mattanza di innocenti? Per questo motivo siamo in possesso di tantissime informazioni inerenti la tragedia del Titanic. Ecco qualche informazione relativa a ciò che è successo davvero quella notte.

Piace pensare che, in casi di disastri del genere, il detto “prima le donne e bambini” corrisponda a verità. In realtà una ricerca della svedese Uppsala University ha dimostrato, anche basandosi sulle testimonianze dei sopravvissuti, che i superstiti del Titanic siano stati al 70% donne e bambini soltanto perché il comandante, Edward Smith, una volta diffuso il panico sul transatlantico, abbia estratto un’arma da fuoco e sparato svariati colpi in aria minacciando tutti gli adulti di sesso maschile di non prevaricare i deboli che sarebbero saliti per primi sulle scialuppe. Ai tempi era considerato il comandante più esperto della Gran Bretagna, Smith aiutò personalmente a riempire le scialuppe, poi fece rompere le righe ai suoi uomini e affondò insieme alla nave. Le inchieste successive, tese a indagare le sue responsabilità postume, lo scagionarono confermando la sua serietà sia etica che professionale.  

Soltanto tre cani sono sopravvissuti al disastro nonostante fossero stati moltissimi gli animali da compagnia imbarcati dall’aristocrazia britannica. Un passeggero di buon cuore, una volta compreso quale fosse il destino del Titanic, ebbe la cura di aprire le gabbie in cui avevano stipato i cani; un sopravvissuto raccontò in seguito di aver visto un bulldog francese nuotare nell’oceano. 

Alle 4:40 di notte, secondo il registro di bordo della Carpathia, la scialuppa numero uno, successivamente ribattezzata “dei milionari” venne soccorsa, preceduta soltanto, alle 4:10, dalla scialuppa numero due. Furono soltanto tre gli italiani superstiti: il più famoso, che si mormora abbia ispirato Cameron per il personaggio di Jack Dawson, era Emilio Portaluppi che trovò la salvezza sulla scialuppa numero 14, recuperata dalla Carpathia alle 7:15 del mattino. La più giovane superstite del Titanic, ubicata sulla scialuppa numero 10, fu Milvina Dean: salvata alle 8:00 del mattino, aveva nove settimane di vita e sopravvisse. Il bilancio ufficiale della tragedia, che l’equipaggio della Carpathia stilò il giorno successivo, dopo aver contato le persone tratte in salvo, fu di 705 superstiti a fronte di 2223 passeggeri imbarcati all’inizio del viaggio del Titanic. Meno di un terzo di loro si è salvato.

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