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Tiziana Cantone come Massimo Di Cataldo, vittime della gogna del web: “Il diritto all’oblio è una c……”

Il diritto all’oblio: in queste ore non si parla d’altro. Dopo la notizia del suicidio di Tiziana Cantone, la 31enne finita nel vortice dello scandalo per via di un filmato a luci rosse di cui era protagonista, messo in rete da qualcuno di cui lei si fidava, ci si domanda quanto si sia consapevoli del fatto che il web possa essere un’arma letale quando se ne fa uso e quali rischi corra la nostra privacy quando rendiamo pubblici file e documenti che ci riguardano in prima persona.

La dura legge dei media non perdona: ciò che finisce in rete non torna indietro. E lo sapeva bene la povera Tiziana Cantone: dileggiata e derisa da oltre un anno per via di quel video hot, la sua immagine privata ormai non esisteva più. Il diritto all’oblio e la immediata cancellazione dei contenuti multimediali che la riguardavano, peraltro ottenuta dal tribunale, non erano stati sufficienti a cancellare la vergogna. Il meccanismo diabolico per il quale un commento, una immagine o qualunque altro contenuto multimediale si diffonda sul web ‘in tempo reale’, si era ormai innescato e lei non ha potuto arrestarlo. Non ci è riuscita, benché ci abbia provato con tutte le sue forze e si sia ammalata per questo.

La sua vita ormai non sarebbe più potuta tornare come prima: la gente la riconosceva in strada, sui social network gli insulti e i commenti offensivi si moltiplicavano senza soluzione di continuità, fino a quando lei ha ceduto e si è impiccata. A rendere oltremodo insopportabile la sua condizione di frustrazione – è la madre oggi a dichiararlo ai giornali – la condanna al pagamento delle spese giudiziarie a cinque siti per un totale di 20mila euro, goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso della sua emotività inducendola a farla finita.

La storia di Tiziana non è l’unica. L’irreversibilità dei danni che può causare un contenuto offensivo diffuso via web ha colpito anche la vita di un artista, Massimo Di Cataldo, accusato di violenza dalla ex compagna, Anna Laura Millacci, che diffuse su Facebook le foto dei presunti pestaggi che l’uomo le avrebbe inflitto. È il legale del cantante, Daniele Bocciolini, a ricordarlo oggi ai microfoni della trasmissione radiofonica “Legge o Giustizia”, su Radio Cusano Campus. 

“Il Diritto all’oblio è una cagata, chiedetelo a Massimo Di Cataldo” – ha dichiarato il legale –  Qualche anno fa l’ex compagna di Massimo di Cataldo mise on line delle foto, che ancora si trovano su internet, col suo volto tumefatto, accusando l’ex compagno di averla picchiata. Di Cataldo venne assolto da tutte le  accuse ma queste foto ancora circolano. Abbiamo fatto di tutto per farle rimuovere. Ho compilato quel modulo che Google ti propone per rimuovere dei contenuti. Io l’ho fatto ma non è successo nulla”.

La reale ed effettiva rimozione dal web di contenuti offensivi, dunque, non si può ottenere in maniera radicale e completa. L’avvocato Bocciolini è stato chiaro in merito: “Ad oggi non esiste la rimozione di queste cose. Oggi come oggi Massimo di Cataldo è ancora quello che ha picchiato l’ex compagna. Basta digitare il suo nome su internet ed escono ancora quelle foto che non sono assolutamente corrispondenti al vero, altrimenti non sarebbe stato assolto come invece è accaduto”.

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