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Tommaso Buscetta: il pentito boss dei due mondi, don Masino [SPECIALE MAFIE]

Il termine “mafia” è riconducibile a organizzazione criminale o criminosa e nella fattispecie alla struttura di Cosa Nostra, un’organizzazione che nel corso degli anni ha visto al timone diversi personaggi di spicco a partire da Vito Cascio Ferro negli anni venti, che venne sconfitto dall’allora Cesare Mori, soprannominato il “prefetto di ferro“, il quale riuscì a mettere in ginocchio Cosa Nostra. Poi si sono succeduti vari nomi come suddivisi nei diversi clan, come Gateano Badalamenti, Bernardo Provenzano, Salvatore Greco, Totò Riina e dagli Stati Uniti ancora prima Lucky Luciano, Frank Coppola, Vito Genovese e Joe Valachi, che fu il primo pentito italo-americano della storia mafiosa (la sua storia fu interpretata magistralmente dall’attore Charles Bronson).

In questo contesto mafioso un ruolo di spicco, di primissimo piano l’ha ricoperto senza dubbio Tommaso Buscetta, detto il “boss dei due mondi” o più semplicemente “don Masino“. Nacque a Palermo nel 1928 e morì a new-York nel 2000, dopo essere diventato un collaboratore di giustizia, al punto tale che prima di morire non mancò di dichiarare la sua tristezza per la mancata distruzione di Cosa Nostra da parte dello stato italiano. Di famiglia poverissima, fin da adolescente si procurava da vivere con attività illecite, soprattutto legate al mercato nero. La sua fama all’età di vent’anni era già molto nota, al punto che nel 1945 venne affiliato alla cosa mafiosa di Porta Nuova e ottenne il soprannome di “don Masino“.

Nel 1949 si trasferì prima in Argentina e successivamente in Brasile, ma gli “affari” non andarono bene e fece ritorno a Palermo dopo cinque o sei anni. Iniziò assieme a Angelo la Barbera e Gaetano Badalamenti a occuparsi del traffico di sigarette e stupefacenti. Col passare degli anni scoppiarono le “guerre di mafia” e le prime stragi. Cominciò un lungo peregrinare, seguito da un periodo di latitanza, dove con falsi nomi, riuscì a soggiornare in Svizzera, Canada, Messico e ogni tanto rientrava in Italia per partecipare a dei “summit” con l’altro boss Salvatore Greco. Dopo la seconda guerra di mafia, lo schieramento dei corleonesi, capeggiati da Totò Riina, decise di eliminare Buscetta perché si era legato con Badalamenti e Bontade. Non potendo ucciderlo in quanto ben protetto in Brasile, cominciarono a sterminare la sua famiglia, nell’ordine vennero uccisi i due figli, un fratello, un genero e quattro nipoti. Nel 1983 venne arrestato a San Paolo, dopo che la sua abitazione era stata circondata da una quarantina di poliziotti. Un anno dopo i giudici Giovanni Falcone e Vincenzo Geraci si recarono in Brasile per interrogarlo e convincerlo a collaborare. Decise di farlo dando una grossa “spallata” all’organizzazione di Cosa Nostra, anche se come aveva detto, lo Stato Italiano non riuscì (e forse non riuscirà mai) a debellare questo cancro che affligge l’Italia da anni.

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