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Torino: caso di corruzione dietro scarsa pulizia dei treni, due indagati

Il responsabile dei contratti di appalto per le pulizie dei treni veniva regolarmente pagato dal proprietario della società di pulizia affinché chiudesse un occhio sulle condizioni pessime dei treni anche dopo il servizio prestato. È la storia di corruzione emersa dalle indagini condotte a Torino dai carabinieri del Nas e coordinate dai magistrati Raffaele Guariniello e Francesco La Rosa, durante l’inchiesta per appurare se effettivamente i treni che collegano Napoli e il capoluogo piemontese fossero effettivamente infettati dalle zecche. Il 24 ottobre si terrà l’udienza di rinvio a giudizio per i due protagonisti della vicenda.

Torino news

Roberto Colombo e Pietro Mazzoni. Il primo è stato un dirigente di Trenitalia fino al febbraio 2009, il secondo è il titolare della spa che si occupava dell’igienizzazione di carrozze, bagni e corridoi di oltre metà dei convogli italiani. La denuncia effettuata nell’agosto del 2008 dai passeggeri dell’Espresso 806 Napoli-Torino – due dei quali punti dalle zecche, circa le condizioni del treno, ha spinto i carabinieri a installare delle telecamere nascoste presso il deposito del Lingotto, dove avvenivano le pulizie.

Ed ecco la verità: la società adoperava meno personale e prodotti diversi da quelli pattuiti, al fine di risparmiare sui costi e aumentare i suoi margini di guadagno (il contratto dell’appalto di pulizia prevedeva un versamento di 59 milioni di euro nelle casse della Pietro Mazzoni spa per il periodo 2006-2009).

Il tutto con la complicità di Colombo, incaricato di denunciare eventuali inadempienze, che avrebbero portato alla rescissione del contratto “per qualità insufficiente delle pulizie”. In cambio, Mazzoni ha versato sul conto del dipendente di Trenitalia 33 mila euro tra agosto e dicembre 2009, dopo il licenziamento di Colombo, che comunque – come emerso dalle intercettazioni – continuava a richiedere i pagamenti. Dal 2011, in seguito alle verifiche effettuate dalle Ferrovie dello Stato sull’onda dell’operazione “treni puliti”, la società di Mazzoni, che è indagato anche per frode nelle pubbliche forniture, non si occupa più della pulizia dei convogli.

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