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Totò Laurea, la Federico II di Napoli omaggia l’artista a 50 anni dalla sua scomparsa

Il prossimo 15 aprile 2017 si ricorderanno i 50 anni dalla scomparsa di uno dei più grandi attori della cinematografia italiana e internazionale: Totò. Antonio de Curtis, scomparso nel 1967,  ha fatto la storia della commedia all’italiana, con le sue caricature e i suoi sketch che hanno ‘idealizzato’ ed esportato il modo di essere degli italiani in tutto il mondo. Ed è per questo che per ricordare i  50 anni dalla scomparsa del “Principe della risata” (1898-1967), la Università di Napoli, la Federico II, ha deciso di assegnare una laurea honoris causa ad Antonio de Curtis. La proposta è partita da Renzo Arbore. E l’ateneo napoletano ha deciso di assegnare la laurea a Totò in “Discipline della Musica e dello Spettacolo. Storia e Teoria”.

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La cerimonia di conferimento del titolo accademico onorifico si terrà mercoledì 5 aprile, alle 12, nell’Aula Magna Storica. Una laurea alla memoria al ‘Principe’ de Curtis: “Per aver incarnato e portato sullo schermo tutte le ‘articolazioni’ dello spettacolo: dalla mimica alla comica, che gli riuscivano particolarmente spontanee, a quella teatrale e cinematografica, acquisite da una lunga esperienza personale che Totò ha vissuto e saputo catturare. Una cultura che rispecchia anche una napoletanità nobile che, nella sua carriera artistica e sociale, ha sempre rappresentato naturalmente.” Questo il commento di Renzo Arbore all’Ansa: proprio l’artista napoletano dedicherà a Totò una Laudatio.

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Alla cerimonia, oltre ad Arbore, parteciperanno il rettore Gaetano Manfredi, il pro rettore Arturo De Vivo, Matteo Angelo Palumbo, docente di Letteratura italiana alla Federico II. “Totò ha cavalcato tutte le sfaccettature della recitazione e dell’umorismo. Un attore davvero completo. Penso, quindi, che non ci sia persona più meritevole a ricevere una laurea alla memoria, quasi unica nel suo genere.” spiega ancora Renzo Arbore. “La memorabile creatività linguistica di Totò ha infatti consegnato all’italiano neologismi fortunati (si ricordino le ‘pinzillacchere’), esilaranti giochi linguistici, stranianti motti di spirito, alterazioni e deformazioni lessicali capaci di corrosive parodie dei più triti luoghi comuni. Una magistrale e fortunata lezione di acrobazie verbali e fisiche, di sapiente possesso dello spazio scenico, di travolgenti, quasi surrealistiche, esibizioni comiche, ma anche di commovente, penetrante, tragica umanità consegnata ad alcuni film tra più preziosi della cinematografia italiana.”

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