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Totò Riina intercettazioni, Don Ciotti replica a minacce di morte: “Servono misure senza compromessi”

“Rispondiamo rinnovando il nostro impegno”, replica il sacerdote fondatore di Libera  alle minacce di morte fattegli dal boss di Cosa Nostra Totò Riina, rinchiuso nel carcere milanese di Opera. Don Ciotti non piega la testa né si fa intimidire dalle minacce della mafia, e con rinnovato vigore le si oppone, a fronte delle nuove intercettazioni emerse, in cui il capomafia di Corleone parla con Alberto Lorusso del prete che “è una stampa e una figura che somiglia a padre Puglisi”, ipotizzandone l’assassinio.Totò Riina intercettazioni

Libera coordina le associazioni che gestiscono beni confiscati alla mafia, per questo invisa a Cosa Nostra e, quindi, da eliminare. Il lavoro e l’impegno di Don Puglisi nella lotta alla criminalità di stampo mafioso si evincono dalle sue parole, giunte ieri in replica a quanto reso noto da Repubblica, che ha diffuso parte delle intercettazioni fatte al boss in carcere, risalenti al settembre 2013: “Per me l’impegno contro la mafia è da sempre un atto di fedeltà al Vangelo, alla sua denuncia delle ingiustizie, delle violenze, al suo stare dalla parte delle vittime, dei poveri, degli esclusi. Al suo richiamarci a una ‘fame e sete di giustizia’ che va vissuta a partire da qui, da questo mondo”.

Don Ciotti lancia anche un appello alle forze di governo, chiedendo maggiore collaborazione per un cammino insieme volto a combattere questo cancro della società. Egli considera la mafia non solo un fatto criminale, ma soprattutto come “l’effetto di un vuoto di democrazia, di giustizia sociale, di bene comune”. Chiede allo Stato di scendere in campo, e parla di “provvedimenti urgenti da intraprendere”, primo fra tutti la confisca dei beni della mafia, da riconvertire ad un uso sociale.

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