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Toto Riina scrive la storia repubblicana? Si, fa luce sul delitto del giudice Scaglione

Le intercettazioni delle conversazioni di Totò Riina al suo compagno d’aria nel carcere di Opera, Alberto Lo Russo, sono state ampiamente trattate dai mass media e da qualche parte nasce il dubbio che il boss dei boss sappia di essere spiato e quindi lancia dei precisi messaggi. Tuttavia costruire la storia lontano dalle parole dei mafiosi non è proprio alla portata. Tra tutte le rivelazioni registrate di Totò Riina, lascia sgomenti la ricostruzione dell’omicidio del magistrato Pietro Scaglione, trucidato il 5 maggio 1971 a Palermo, insieme al suo agente di scorta Antonio Russo.

Totò Riina ruvela che il Magistrato Scaglione fu ucciso dalla mafia

La verità sui fatti di mafia è sempre molto difficile, poiché depistaggi e adulterazioni sono sempre stati all’ordine del giorno. Il caso dell‘omicidio Scaglione è emblematico di come si cercò di infangare la figura di un integerrimo servitore dello Stato.Oggi ci fa sapere Riina ucciso dalla mafia. Il magistrato il 5 maggio del 1971 si trovava in una Fiat 1500, alla cui guida era stato assegnato l’agente di scorta, il brigadiere Antonio Russo. Sulla via dei Cipressi, nei pressi del cimitero dei Cappuccini, dove Scaglione si era recato per portare dei fiori sulla tomba della moglie, l’auto venne bloccata da un’altro veicolo dal quale saltarono fuori tre uomini armati che crivellarono di colpi i malcapitati.

Nel 1984, il pentito Tommaso Buscetta racconta a Giovanni Falcone, quanto nemico dei mafiosi fosse Pietro Scaglione e confida che ad ucciderlo fu il clan dei corleonesi di Luciano Liggio e di Totò Riina con l’avallo del capo mafia Pippo Calò. Si deve a Falcone la fine di tutti i tentativi di screditare la figura dell’alto magistrato, che quando venne ucciso ricopriva la carica di Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo. Al giudice Scaglione fu data la colpa della mancata cattura di Luciano Liggio nel 1969 e su di lui furono scritte parole durissime anche dallo storico e parlamentare del Movimento sociale italiano, Giorgio Pisanò, componente della Commissione Antimafia nazionale. Altro tentativo messo in atto di delegittimazione del giudice fu attuato col “caso Pisciotta”. Le cronache del periodo che va del suo assassinio ai primi anni ’80 raccontavano che Scaglione in qualità di pubblico ministero, aveva interrogato Gaspare Pisciotta , vice del bandito Salvatore Giuliano, poche ore prima che lo stesso Pisciotta fosse avvelenato in carcere con un caffè alla stricnina. Scaglione voleva conoscere quello che poi fu definito “l’intrigo fondamentale”, ma il testimone scomodo fu eliminato per non permettergli di parlare. Scaglione fu dipinto come un funzionario ambiguo. In realtà fu opportunamente isolato e infine ucciso. Le indagini non risultarono sufficienti a portare alla condanna degli indagati per il suo assassinio e dell’agente di scorta. Oggi Riina svela che fu Bernardo Provenzano a sparagli a tradimento. Col delitto Scaglione iniziò l’ascesa dell’antistato.

Nata e cresciuta in Sicilia. Studi classici e giuridici, lettrice appassionata di poesie e letteratura. Convinta sostenitrice che esiste una seconda possibilità in ogni campo anche per l'Italia.

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