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Tragedia Moby Prince, tra falsità e conflitti d’interessi: verso la riapertura del processo?

Una ferita ancora aperta per Livorno e l’Italia intera: la tragedia del Moby Prince, il traghetto che prese fuoco dopo la collisione con la petroliera Agip Abruzzo nella rada del porto toscano, lasciando in mare 140 vittime, la sera del 10 aprile 1991. Oggi, a parziale rivalsa sulla farsa giudiziaria che in vent’anni non ha individuato alcun colpevole, emerge la verità su alcune aspetti della tragedia rimasti controversi per anni.

O meglio, emerge la verità rispetto a falsità per anni rimaste nei file di magistrati, giornalisti, uomini delle istituzioni che a vario titolo hanno fatto la storia di questa tristissima vicenda. Un ottimo articolo inchiesta a firma del collega Francesco Sanna per Il Fatto Quotidiano prova oggi a fare il punto, ricapitolando una ad una le falsità che fino a ieri facevano gridare vendetta, ai famigliari delle vittime e a quell’unico sopravvissuto di quel tragico 10 aprile, il mozzo Alessio Bertrand.

L’ultima falsità svelata in ordine di tempo è quella sul punto di ritrovo in caso di emergenza, secondo l’inchiesta della magistratura situato nel “salone de lux” del traghetto dove morirono 90 dei 141 passeggeri: ebbene, il lavoro di uno noto studio forense milanese (lo Studio Bardazza che ha lavorato per la parte civile, qui il video) ha dimostrato la non veridicità di questa affermazione – peraltro riscontrabile anche dall’esame della planimetria della nave – attraverso i filmati amatoriali di due passeggeri, uno salito a bordo del Moby Prince 15 giorni prima della tragedia, l’altro deceduto nel naufragio.

Moby Prince Possibile Riapertura Processo

Sanna riepiloga tutte le “bugie” che fanno da contorno alla tragedia del Moby Prince: dalla presenza della nebbia, smentita da più testimoni, alla supposizione che il personale stesse guardando una partita di calcio in Tv, non confortata da alcuna prova, fino all’affermazione che il traghetto non avesse problemi tecnici. E’ stato appurato in sede di dibattimento che la tragica sera del 10 aprile 1991 due dei tre radar erano disattivati mentre l’impianto “sprinkler” per lo spegnimento degli incendi a bordo non funzionava.

Il Moby Prince è dunque una storia chiusa? Non si direbbe: come ricorda Sanna, il 26 marzo scorso tre deputati di Sel hanno depositato il disegno di legge per l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta dedicata al disastro del Moby Prince e lo stesso hanno fatto a Palazzo Madama i senatori del Movimento 5 Stelle.

Ma a dare il la alla possibile riapertura del caso è stata un’interrogazione parlamentare a firma dei senatori del PD Manconi e Lai, che getta un’ombra inquietante sulla perizia realizzata per la Procura di Livorno da uno studio d’ingegneria genovese, che sarebbe stato in stretti rapporti sia con Eni che con Moby, gli armatori delle due navi. La parola fine sulla vicenda è dunque ben lontana dall’essere scritta.

Written by Andrea Monaci

49 anni, è direttore editoriale di Urbanpost.it fin dalla sua fondazione nel 2012. Ha iniziato la sua carriera nel 1996, si è occupato principalmente di lavoro, criminalità organizzata e politica. Ha scritto per "Il Secolo XIX", "Lavoro e Carriere", "La Voce dei Laghi", "La Cronaca di Varese".

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