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Trappolone in vista per Matteo Salvini

Si prepara un trappolone per Matteo Salvini, una manovra per tagliarlo fuori dal Governo senza un immediato ricorso alle urne. C’è un disegno preciso dietro gli avvenimenti politici degli ultimi giorni, che paiono preparare proprio questo scenario? Non vogliamo fare i complottisti ma tutto lascia pensare che sia proprio così. Almeno, se non proprio un disegno, c’è una tempistica ben congegnata. Ma da chi? Qui si entra in un terreno minato, ma intanto cerchiamo di capire bene lo scenario che potrebbe configurarsi a fine estate.

matteo salvini

Ci sono almeno tre cose certe in questo momento politico per l’Italia:

  1. la grande crescita di Matteo Salvini, in termini di consenso politico reale e di visibilità;
  2. la difficoltà del Movimento 5 Stelle, in crisi di consensi e di leadership;
  3. l’inquietudine dei poteri forti, privi di un punto di riferimento affidabile a Roma.

La grande crescita di Matteo Salvini

La grande crescita di Salvini è evidente dopo il risultato delle Elezioni Europee e in tutti i sondaggi, anche i più recenti. Ad una crescita di consensi è anche associata un’escalation di esposizione mediatica che sta iniziando a diventare un’arma a doppio taglio, proprio come è stato per gli amici-nemici 5 Stelle. Inoltre, Salvini, seppur dotato di discreta scaltrezza politica, se intende conservare il potere ha la necessità di individuare nuovi cavalli di battaglia che lo allontanino dal populismo venato di razzismo che ha sinora dominato la sua linea. Ecco che la rinnovata attenzione ai temi economici e l’incontro con le parti sociali rappresenta l’inizio del cambio di rotta. Basterà ad evitare il trappolone? Non crediamo, per via dell’esistenza dei punti 2) e 3), che paiono così distanti ma sono invece strettamente correlati. E non a caso, dopo il caso Siri, è esploso il Russiagate proprio in questo momento, anche se i rapporti tra la Lega e Putin sono ben noti a tutti da alcuni anni.

La difficoltà del M5S e di Di Maio

La difficoltà del M5S e di Di Maio è evidente nel suo dipanarsi come una specie di psicodramma collettivo. Assomiglia tanto al declino dell’odiato PD nella fase peggiore del post-Renzismo, con l’aggravante che il Movimento 5 Stelle non ha solide radici locali, non ha una storia sul territorio. Serrare le file, nel litigioso movimento creato da Beppe Grillo, è sempre più complicato. Una somma di individualismi non fa mai un grande gruppo, specie se gli individui non hanno chissà quale statura politica. Che fare dunque? Ripensare completamente la strategia politica, fino al gesto estremo: “tradire” l’alleato accusandolo di essere lui traditore. Ad ascoltare le ultime parole di Luigi Di Maio è evidente che voglia muovere l’M5S in questa direzione. E così facendo offrire inconsapevolmente la spalla a quei poteri forti che da sempre rappresentano il nemico giurato del Movimento.

L’inquietudine dei poteri forti

L’inquietudine dei poteri forti. L’economia è ferma al palo, nonostante la “manovra del popolo”. Il reddito di cittadinanza ha messo soldi in tasca sicuramente a chi ne aveva ben pochi, ma non ha inciso in alcun modo sulla capacità di spesa e sui consumi. In più, non passa giorno che almeno una parte dell’esecutivo (quella pentastellata) non attacchi le commistioni tra politica ed economia che hanno danneggiato gravemente i cittadini negli ultimi anni. E’ giusto e sacrosanto pretendere giustizia per i truffati dalle banche, ma non ci si deve sorprendere se questo inedito (per l’Italia) attacco abbia risvegliato più di un “can che dorme”. E riacceso l’attività di chi è abituato a tessere intrighi nei palazzi di potere. E chi è abbastanza scaltro da sfruttare a proprio vantaggio la lotta intestina nella maggioranza gialloverde, fino ad utilizzare come un cavallo di troia proprio il nemico numero uno.

matteo salvini e luigi di maio

Che succederà dunque?

Difficile dirlo. Sibilline, però, sono le parole di alcune vecchie volpi. Pierferdinando Casini, ad esempio, che ha rimarcato come se dovesse cadere il governo Conte non sia assolutamente necessario un immediato ricorso alle urne, per via dell’esistenza di maggioranze alternative in Parlamento. Sì, ma quali? Qui entra in gioco Sergio Mattarella ma è ancora presto per capire il pensiero del Presidente della Repubblica. Nonostante siano stati smentiti i contatti con la Lega, alcuni osservatori vicini al Quirinale fanno notare come sia inevitabile che avvengano, stante la gravità delle tensioni in atto tra gli alleati di Governo. E se la Lega bussa alla porta di Mattarella a breve lo farà anche il Movimento 5 Stelle. Quindi a seguire tutti gli altri partiti, inaugurando di fatto una stagione di consultazioni informali che aprirebbe la crisi di Governo. Chi dice che il Movimento 5 Stelle sia pronto a rinnegare completamente l’alleanza con la Lega per abbracciare il PD in un governo di emergenza nazionale ha fatto conti frettolosi. Può essere, che nell’estremo tentativo di salvarsi (se si votasse in autunno sarebbe una debacle…), Di Maio apra ad una prospettiva simile. In questo governo, di responsabilità nazionale, potrebbero starci praticamente tutti, eccetto che Salvini e Meloni. Insomma, eccolo il trappolone. Fantascienza? Lo capiremo molto presto. >> Tutti gli editoriali di UrbanPost

Written by Andrea Monaci

48 anni, fondatore e direttore editoriale di Urbanpost.it, ha iniziato la sua carriera con la cronaca locale, ma negli ultimi 20 anni si è occupato principalmente di lavoro, criminalità organizzata e politica. Ha scritto tra gli altri per il "Lavoro e Carriere" e "Il Secolo XIX". Quando non lavora le sue passioni sono la musica rock, i cani, le vecchie auto e la buona cucina.

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