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Trattativa Stato-Mafia il pentito Spatuzza: su Berlusconi avevo paura di collaborare

Il pentito Gaspare Spatuzza nell’aula bunker di Rebibbia durante il controesame nel processo sulla trattativa Stato-Mafia ha dichiarato che già nel 1997 in alcuni colloqui investigativi aveva cercato di dare delle indicazioni su Berlusconi e Dell’Utri e ai procuratori Vigna e Grasso aveva appena accennato di stare attenti a Milano Due. Si trattava solo di accenni ha spiegato il pentito perchè: “non mi sentivo tranquillo per collaborare, ho avuto colloqui investigativi: quando mi cercavano io mi presentavo e parlavo ma la collaborazione non rientrava nelle mie decisioni, anche per questioni legate alla mia famiglia”.

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Gli avvocati difensori di Marcello Dell’Utri lo hanno contestato affermando che le dichiarazioni: “Sono avvenute dopo il periodo dei sei mesi successivi alla decisione di collaborare, i 180 giorni previsti dalla legge”. Spatuzza ha replicato che fin dall’inizio della sua collaborazione parlando dell’incontro con il boss di Brancaccio Giuseppe Graviano al bar Doney di Via Veneto aveva omesso di parlare ai giudici di Berlusconi e Dell’Utri e che i suoi timori erano aumentati quando era diventato ministro della giustizia Angelino Alfano.

Spatuzza, nel corso della stessa udienza, ha parlato anche del stragi del’92 ricordando che aveva prestato la sua manodopera per la raccolta dell’esplosivo reperito presso i pescatori che lo usavano per la pesca di frodo. Inoltre ha affermato che nella preparazione della Fiat 126 fatta esplodere in Via D’Amelio era presente un cinquantenne a lui sconosciuto, ma a suo dire, non appartenente a Cosa Nostra.

Nata e cresciuta in Sicilia. Studi classici e giuridici, lettrice appassionata di poesie e letteratura. Convinta sostenitrice che esiste una seconda possibilità in ogni campo anche per l'Italia.

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