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Trekking col Treno 2016: nel Bolognese 60 escursioni CAI tra storia e natura [INTERVISTA]

60 escursioni che abbinano al piacere del cammino a piedi la mobilità dolce a bordo di autobus e treni locali: a partire dal 6 marzo 2016 Trekking col Treno torna a riproporre, per il 25esimo anno consecutivo, un ricco programma di eventi, che permette di scoprire le vie più belle dell’Appennino Emiliano grazie agli accompagnatori del CAI e a molti altri attori del territorio (il Club Alpino Italiano, Trenitalia, TPer, ATP servizi e la Città metropolitana di Bologna). Ma Trekking col Treno è anche una filosofia e un modo inedito di vivere la natura e di incontrare l’altro: ne abbiamo parlato con Sergio Gardini, membro del CAI, che ha avuto fin da ragazzo il piacere di andare in giro a piedi semplicemente “perché si sentiva bene”.

Com’è nato il progetto del “Trekking col Treno”?
“C’è stato un periodo in cui si pensava di potersi muovere solo in macchina, con la presunzione che si dovessero smantellare le ferrovie esistenti. A questo enorme patrimonio appartiene anche una ferrovia di penetrazione dell’Appennino che sembra fatta apposta per andare in montagna a camminare (la Porrettana): allora un gruppo di ferrovieri in pensione (DLF) e il CAI insieme a qualche altra associazione minore di Bologna ebbero l’idea di portare gente donando una seconda vita a questi mezzi ormai in disuso, cominciando a organizzare le prime escursioni. Personalmente, mi sono avvicinato a questa esperienza anche grazie al Prof. Fantuzzi delle Aldini Valeriani serali che allora frequentavo, il quale mi ha aiutato a vedere meglio quando si cammina: poi ho cominciato a sentire in qualche modo la voglia di far conoscere ad altri quello che a me piaceva”.

Prima lei ha detto una cosa molto bella: “Imparare a vedere quando si cammina”. Che cosa non siamo più in grado di notare, mentre camminiamo?
“Il vecchio presidente del CAI, l’antropologo Annibale Salsa, ci diceva che il pericolo maggiore per chi si muove nella natura è il virtuale: non è la possibilità di scivolare o il temporale, ovvero i pericoli oggettivi che si possono incontrare. Il virtuale è quel qualcosa che ci scolla dalla realtà, impedendoci di provare il piacere (ma anche la fatica) di camminare a piedi, andando possibilmente adagio. Solo il passo lento e giusto, infatti, ci permette di vedere realmente. C’è poi un altro aspetto importante: prendersi il tempo necessario per stupirsi e godere dell’esperienza in tutta la sua bellezza, senza avere la fretta di raggiungere la meta, scoprendo che lungo il cammino ci sono tante cose belle e interessanti. Ci vuole solo del tempo per vedere meglio. In questo periodo assistiamo a un sacco di pubblicità che usa la parola “scopri”: è un po’ quello che dovremmo fare quando noi andiamo in giro”.

C’è qualche novità in questo 2016 nel vostro cartellone di escursioni?
“Quest’anno – sull'”onda” giubilare – dedicheremo particolare attenzione ai grandi cammini; per questo abbiamo scelto diverse escursioni che incontrano vie religiose, laiche, naturalistiche e storiche: con la speranza che qualcuno decida di incamminarsi per più giorni. Anche se si dorme nella comodità dell’albergo, l’esperienza di stare in mezzo alla natura aprendo gli occhi in campagna o in montagna è assai diversa da quella dall’alzarsi in città.”

Proporrete anche qualche cammino della pace?
“Certo, per l’undicesimo anno ripetiamo la Barbiana-Montesole, una traversata dalla Toscana all’Emilia-Romagna che ripercorre le orme di don Dossetti e don Milani, due preti-coraggio. Questo percorso viene proposto anche in altre occasioni nel corso dell’anno, in collaborazione con associazioni del territorio. Diamo volentieri il nostro contributo sia perché ci divertiamo, sia perché pensiamo di seminare qualcosa di buono.”

Consiglio pratico per i “camminatori in erba”?
“Fare un piccolo esame sulle proprie possibilità, non bruciare mai le tappe né avere troppa fiducia in se stessi. Non improvvisare: l’ambiente e la natura sono un qualche cosa che bisogna imparare a conoscere, qualcosa di dolce ma impetuoso al tempo stesso. Elementi di cartografia, orientamento e meteorologia possono aiutare, lasciarsi semplicemente guidare dagli strumenti moderni può rivelarsi pericoloso, come testimoniano i numerosi interventi del soccorso alpino. E’ bene anche sapere che con le giuste accortezze si può camminare di notte e che poche gocce d’acqua non devono spaventare, a meno che non ci siano fulmini”.

In apertura: cammino di Tresana – photo credits: Alessandro Ori, tratta dalla pagina Facebook “Trekking col Treno”

Written by Corinna Garuffi

Trentun anni, laureata in Scienze della Comunicazione, lavora da anni nel sociale. Da sempre alla ricerca di notizie inerenti al mondo del volontariato e alle opportunità offerte dell’Unione Europea, è anche appassionata di fotografia, arte e cucina. Indossa per la prima volta le vesti di blogger.

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