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Tribunale di Asti increscioso errore: giudice legge la sentenza di condanna prima di sentire la difesa dell’imputato

Tribunale di Asti, un fatto che ha dell’incredibile si è verificato nei giorni scorsi. Pochi giorni fa la Corte è entrata in aula ed ha pronunciato la sentenza di condanna a 11 anni di reclusione per un uomo imputato per violenza sessuale. Peccato però che la difesa non avesse ancora preso parola.

ELENA CESTE NEWS

Quando l’avvocato difensore ha fatto notare la gravità del fatto, il presidente Roberto Amerio ha stracciato la sentenza, per poi decidere di astenersi. Una clamorosa negligenza poi denunciata dalla camera penale del Piemonte. “Al Tribunale di Asti è accaduto l’incredibile. A conclusione di un processo avviato per accertare se sussiste il reato di violenza sessuale contestato ai genitori nei confronti della figlia minore, inizia la discussione finale nel corso della quale prendono la parola il pubblico ministero, il difensore della parte civile e il difensore di uno degli imputati” – ha spiegato l’associazione di avvocati penalisti presieduta da Alberto De Sanctis – “La discussione in difesa dell’altro imputato viene rinviata ad altra data. Nel corso di quest’ultima udienza accade l’abnorme paradosso. Il Tribunale in composizione collegiale rientra in aula e anziché dare la parola alla difesa per la programmata discussione rimane in piedi e, in nome del popolo italiano, dà lettura del dispositivo della sentenza che condanna entrambi gli imputati”. Il gelo è calato in aula, il pubblico ministero e i difensori sono rimasti senza parole”.

“L’avvocato che avrebbe dovuto prendere la parola in difesa del proprio assistito (in quell’istante non più imputato in attesa di giudizio bensì già condannato, per la precisione ad undici anni di reclusione) segnala al Presidente l’”anomalia”. A quel punto il Presidente “straccia” (materialmente) il foglio sul quale era stato scritto il dispositivo appena letto e invita l’avvocato a concludere. A fronte delle perplessità manifestate dal difensore di illustrare e formulare le proprie conclusioni ad un Tribunale che ha già deciso, il collegio si ritira in camera di consiglio e quando rientra in aula dichiara di astenersi”. L’astensione del Tribunale sarebbe stata respinta e la camera penale del Piemonte adesso tuona: “Questi fatti meritano un doveroso e serio approfondimento sotto molteplici profili […]”.

Sull’increscioso accaduto si è espressa anche la criminologa Ursula Franco e non a caso: la dottoressa è infatti membro del pool che ha difeso Michele Buoninconti imputato nel processo Elena Ceste e condannato a 30 anni di reclusione in primo grado proprio dalla Corte giudicante presieduta da Amerio. “Ricordiamo ai nostri lettori che il giudice Roberto Amerio è lo stesso giudice che, in primo grado, ha condannato Michele Buoninconti a 30 anni. Il Ministro Alfonso Bonafede ha dato mandato all’ispettorato di verificare ciò che è accaduto al tribunale di Asti”. Alla domanda ‘Dottoressa, secondo alcune testate quella denunciata dalla camera penale del Piemonte è una gaffe, che ne pensa?’ nell’intervista rilasciata a Le Cronache Lucane, la Franco ha risposto: “E’ un fatto gravissimo, non una gaffe. Mi aspetto che il ministro Bonafede invii gli ispettori. Invito gli ispettori a controllare anche i titoli di studio dei consulenti e dei periti di cui si servono in procura e in tribunale ad Asti. Le ricordo che, durante il processo di primo grado a Michele Buoninconti, Giuseppe Dezzani, un geometra che si occupò per la procura delle celle telefoniche, per risultare credibile dichiarò il falso sui suoi titoli di studio proprio al giudice Roberto Amerio e non fu rinviato a giudizio per questo reato. Dezzani, che è stato smascherato dalla Guardia di Finanza dell’Aquila, si è servito per anni, senza averne il diritto, sia del titolo di Dottore che di quello di Ingegnere”.

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