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Trivelle in mare, referendum 17 Aprile: “Il no metterebbe a rischio il vero petrolio d’Italia”

Trivelle in mare, sì o no? E’ questo il quesito che molti italiani si stanno ponendo in attesa del referendum del 17 Aprile: per approfondire l’argomento analizziamo il pensiero di Saro Trovato, sociologo nonchè fondatore di Libreriamo, il primo movimento nato sul web per sostenere la cultura.

Mancano solamente due giorni al 17 Aprile, giornata nella quale è previsto il referendum sulle trivelle in mare: prima di approfondire il pensiero del sociologo Saro Trovato, però, soffermiamoci su ciò che verrà chiesto domenica ai cittadini italiani. Il referendum di domenica 17 Aprile è di tipo abrogativo, verrà quindi chiesto se annullare () o meno (No) parte di una norma contenuta nella Legge di Stabilità 2016, in particolare quella che recita per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”.

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Concretamente parlando, agli italiani verrà chiesto di agire su quelle 21 trivellazioni ora presenti in Italia entro le 12 miglia (20km, circa) dalle coste: il referendum non agirà però, in alcun modo, sulla possibilità futura di avviare nuove attività estrattive entro le 12 miglia. Se dovesse essere abrogata la legge (maggioranza di Sì), le 21 trivellazioni in questione verrebbero smantellate da qui a pochi anni poiché andrebbe a scadere la concessione massima attualmente in vigore di 30+10 anni: se invece fossero i no ad ottenere la maggioranza, le attività estrattive in oggetto continuerebbero sino all’esaurimento della risorsa.

Ma quali sono le conseguenze della scelta degli italiani? Il pensiero di Saro Trovato è molto chiaro: secondo il sociologo, infatti, non saranno le trivellazioni a migliorare le nostre condizioni economiche in quanto “l’economia si risolleva con la cura del territorio”. Il fondatore di Libreriamo, primo movimento web a favore della cultura, è quindi convinto che la vittoria dei “no” metterebbe a serio rischio il patrimonio paesaggistico e culturale italiano: “Ogni singola trivella che perfora il sottosuolo marino rappresenta un buco devastante, una voragine che va a distruggere il nostro già usurpato patrimonio paesaggistico. Un vero tesoro che attrae ogni anno milioni di turisti da tutto il mondo, mettendo per di più a rischio la salute dei nostri mari. Gli interessi effimeri non possono prevalere su ciò che di più prezioso possiede e contraddistingue l’Italia, ovvero la cultura millenaria e un territorio unico e invidiato in tutto il mondo. Basterebbe valorizzare al meglio tutto questo per risollevare l’economia italiana, utilizzando il vero petrolio che farebbe ripartire il suo motore: stiamo parlando della cultura, non degli idrocarburi che stanno sotto i nostri mari” spiega infine Trovato.

(Foto: curraheeshutter/Shutterstock)

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