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Tumore al rene: farmaci immuno-oncologici aumentano del 27% l’aspettativa di vita

Il tumore al rene nel 2015 ha colpita solo in italia 10400 persone circa, 100 mila in Europa. Nei pazienti in cui la malattia risulta localizzata, la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è dell’80%, ma scende drasticamente quando si trova in uno stadio avanzato: l’aspettativa di vita di un tumore al rene metastatico è del 12%.

Negli ultimi anni, però, si è registrato un incremento del tasso di aspettativa di vita del 10%, nonostante il 25% delle diagnosi arrivi nel momento in cui la malattia si trova in uno stadio avanzato. In questi casi i trattamenti hanno un’efficacia limitata. Giacomo Cartenì, Direttore dell’Oncologia Medica del Cardarelli di Napoli ha dichiarato: “La diagnosi del tumore del rene nel 25 per cento dei casi avviene in fase avanzata e  sei volte su 10 per caso, grazie a indagini ecografiche a cui il paziente si sottopone per altre ragioni, per indagare altri sintomi. I fattori di rischio,  come per diverse altre forme di cancro sono fumo obesità, familiarità e cancerogeni ambientali“.

Il tumore al rene viene trattato con farmaci antiangiogenetici che fermano le capacità del cancro di alimentarsi, con le terapie classiche previste dagli specialisti e con farmaci amTor in grado di inibire l’attività energetica della cellula cancerosa. A tutte queste cure indispensabili se n’è aggiunta un’altra: si tratta dei farmaci immuno-oncologici, che sfruttano le facoltà immunitarie dell’organismo stesso. È stato dimostrato, infatti, che il sistema immunitario è in grado di combattere molte neoplasie attraverso specifiche cellule. Alcuni tumori, però, riescono a nascondersi da queste cellule grazie a dei meccanismi, uno dei più conosciuti è definito Check Point. I farmaci immuno-oncologici sono in grado di bloccare questo meccanismo, rendendo le cellule cancerose riconoscibili e quindi facile bersaglio delle nostre difese immunitarie.

Sergio Bracarda, Direttore dell’Uoc di Oncologia Medica di Arezzo ha spiegato: “Abbiamo diversi inibitori di check point destinati alla terapia del tumore del rene, che sono a diversi stadi di sviluppo. Uno di questi, il nivolumab, già approvato da Ema, l’agenzia europea per i medicinali, per il rene, non ancora inserito nei prontuari terapeutici, e già utilizzato da qualche tempo per altre tipologie di tumore. Rispetto alle terapie più classiche permette aumentare la sopravvivenza dei pazienti del 27 per cento. È adatto a chi non ha risposto ad almeno un trattamento con antiangiogenetici convenzionali, e non è affetto da patologie autoimmuni.”

Photo Credit: Phugunfire/Shutterstock.com

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