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Turchia Referendum: perché la mappa del voto “incastra” Erdogan

Il Referendum in Turchia consegna una risicata vittoria al Sultano Erdogan. Risicata nei conti, non nella durata del “nuovo mandato”: per lui potere incontrastato fino al 2034. L’esito referendario sta facendo discutere parecchio nelle ultime ore e potrebbe portare conseguenze importanti anche in ottica politica estera. Ma attenzione, perché con un’analisi approfondita del voto si può evidenziare come la vittoria effettiva del Sultano porti una contemporanea sconfitta dello stesso Erdogan.

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Il capo di Stato della Turchia, infatti, ha perso in due delle più grandi città della Mezza Luna Rossa. Ad Antalya, città governata dal suo partito e importante centro turistico sul Mediterraneo, dove i ‘no’ sfiorano il 60%. Pari allo zero, invece, l’apporto della coalizione con i nazionalisti del Mhp. Contro il presidenzialismo hanno votato in massa anche i curdi nel sud-est, dalla ‘capitale’ Diyarbakir (67,5%) ai centri più colpiti dalla guerra al Pkk, come Hakkari e Sirnak. Duro colpo per Erdogan anche a Smirne dove i no sono arrivati al 68%. Per non parlare delle sconfitte nelle due capitali: a Istanbul, dove il ‘no’ ha vinto con il 51,3%. Anche nella capitale Ankara, governata da più di vent’anni dal suo Akp, la riforma è stata respinta dal 51,1% dei votanti.

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Erdogan ha potuto festeggiare l’esito positivo del Referendum in Turchia grazie alla maggioranza di sì registrati nell’area del mar Nero. I suoi fedelissimi hanno scelto di appoggiare il Sultano con 75,5% nella provincia di Rize, da cui proviene la sua famiglia, e le ‘tigri anatoliche’, da Konya a Kayseri. Infine, il 51,4% effettivo del sì è arrivato grazie al voto estero. Il ‘sì’ ha vinto nettamente con il 59,4%. In Germania, dove ha votato circa la metà del milione e 300 mila turchi che si sono recati alle urne all’estero, il sostegno a Erdogan ha raggiunto il 63%. Ancora meglio gli è andata in Francia (64%), mentre in Olanda, Belgio e Austria ha sfondato la soglia del 70%. Sconfitta negli Usa (86%) e Italia (60%). 

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