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Turismo LGBT in Europa: la legge Cirinnà può avvantaggiare l’Italia?

II turismo LGBT è in continua crescita e sta coinvolgendo anche il nostro Paese. Nonostante non esistono dati ufficiali sulla rilevanza economica dell’afflusso turistico LGBT, se non quelli di qualche associazioni indipendente, è evidente che il valore economico di questo settore non solo non sia da sottovalutare, ma sia in crescita. In particolare sembra che non siano solamente gli eventi, i locali e l’enogastronomia ad attirare i turisti arcobaleno, ma spesso anche determinate prese di posizioni politiche da parte di un Paese. L’Italia come si colloca all’interno dell’afflusso di turismo LGBT? Possiamo considerarci un Paese con un qualche appeal per questa fetta turistica? A tal proposito sembra che le cose stiano per cambiare e che il flusso di turismo possa aver subito un aumento proprio grazie alla comunità LGBT anche nella nostra penisola.

Diverse fonti confermano che il valore economico del turismo LGBT sia stimato a livello mondiale tra i 195 i 211 miliardi di dollari l’anno. Nello specifico, l’analisi LGBT2030, condotta nel 2016 da Out Now sulle spese in viaggi di un campione di 130 mila persone LGBT residenti in 18 Paesi, comunica che “la spesa è aumentata rispetto ai 3 anni precedenti in quasi tutti i Paesi considerati e soprattutto in India (+5,7%), Colombia (+4,7%) e Turchia (+3,4%). Le spese in viaggi realizzate da residenti LGBT dei tre mercati principali (Stati Uniti, Brasile e Giappone) rappresentano oltre la metà (51%) della quota di mercato mondiale“.
In particolare l’indagine mostrata in Bit ha focalizzato la questione in Europa, dando vita ad un’analisi dei portali ufficiali dei 28 Paesi dell’Unione Europea finalizzati alla promozione turistica LGBT ed il 21° Rapporto Annuale sul Turismo e l’Ospitalità LGBT negli Stati Uniti pubblicato dalla CMI (Community Marketing & Insights) a dicembre 2016, ha confermato che l’investimento nella comunicazione on-line degli enti turistici è fondamentale al fine di catturare l’attenzione dei turisti LGBT.

L’analisi condotta proprio a partire dai siti online ha evidenziato che “su 29 portali analizzati a gennaio 2017, 16 (55%) hanno una sezione o una pagina dedicata ai viaggiatori LGBT. Dei 13 portali (45%) che non dispongono di sezioni specifiche, in 5 non è presente alcun cenno ai viaggiatori LGBT, mentre in 8 è possibile trovare qualche riferimento facendo una ricerca per parola chiave nel motore interno al portale. Non fanno alcun riferimento specifico Bulgaria, Cipro, Croazia, Italia e Romania. Presentano riferimenti per parole chiave Belgio (Fiandre), Estonia, Grecia, Lituania, Lussemburgo, Polonia, Portogallo e Repubblica Ceca. È presente una sezione o una pagina tematica per Austria, Belgio (Bruxelles e Vallonia), Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Lettonia, Malta, Paesi Bassi, Regno Unito, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria“.

Per quanto riguarda la situazione del Bel Paese, sembra che la legge Cirinnà possa aver avvantaggiato il turismo LGBT. La norma sulle unioni civili, infatti, avrebbe migliorato l’immagine dell’Italia e i viaggiatori arcobaleno stranieri avrebbero iniziato a puntare molto sul nostro Paese. Ricordiamo infatti l’assoluta importanza nella scelta delle destinazioni di un viaggio delle manifestazioni proposte: festival artistico-culturali, iniziative sportive, iniziative speciali come il Rainbow Ball in Austria o The Outing in Irlanda. In questo senso l’Italia è sempre stata una meta turistica molto gettonata in Europa, ma spesso viene scartata dalla comunità LGBT per mete più gay-friendly, come la Spagna o il Regno Unito.

Un’analisi del tour operator italo-americano Sonders & Beach, presentato in Bit sostiene che il 44% dei turisti stranieri LGBT sogna un viaggio in Italia, ma solo il 37% la considera una destinazione gay friendly. La legge Cirinnà potrebbe dare una svolta alla situazione italiana: “Questa legge sulle unioni civili aiuta, lo vediamo con gli operatori stranieri. C’è una considerazione diversa del Paese“, spiega Alessio Virgili, amministratore delegato di Sonders & Beach, nonché presidente dell’Associazione italiana turismo gay & lesbian (Aitgl).

Nonostante l’Aitgl abbia calcolato che il turismo LGBT in Italia muove 2,7 miliardi di euro, spesso si tratta di un turismo interno e con scarso afflusso da altri Paesi. Insomma, c’è la possibilità che l’Italia riesca a farsi strada all’interno delle mete gay friendly e portare una ventata di novità all’interno della nostra penisola. Il turismo LGBT è infatti in continua crescita e può portare al Bel Paese non solo vantaggi economici, ma anche culturali estremamente notevoli.

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