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#tuttipossonosbagliare: tranne i giornalisti, una storia simbolo della rovina dell’informazione

Andrea Daniele Signoretti è un giornalista 32enne il cui nome rimbalza nel web negli ultimi giorni legato a una colletta finalizzata a sostenere le spese di una querela il cui hastag è  #tuttipossonosbagliare. Abbiamo deciso di raccontarvi questa storia che, a prescindere dal singolo, illumina sulle condizioni in cui versano i giornalisti attualmente. Andrea, giornalista regolarmente iscritto all’Albo e non improvvisato, scrive per importanti realtà del web.
Come avrete modo di leggere nella seguente chiacchierata con lui i tempi e le modalità di lavoro sono vorticosi, motivo per il quale un errore può scappare. Errore che rischia, a propria volta, di ledere ingiustamente la reputazione di terzi: Daniele ha indicato, erroneamente, il nome di un politico in relazione a un’inchiesta su finanziamento illecito ai partiti. La fortuna di Signorelli è stata quella di lavorare per un direttore che, comprendendo le condizioni a dir poco da roulette russa in cui un giornalista oggi si trova ad operare e la miseria economica che ne deriva che impedisce al professionista di far fronte alla variabile dell‘umana fallibilità, è sceso in campo per tutelarlo.
Leggete questa chiacchierata con Daniele Andrea Signorelli, alla fine dei giochi emerge una sola conclusione logica che lede tutta la società civile: un giornalista onesto come può lavorare su un’inchiesta nel momento in cui non è nelle condizioni economiche di fronteggiare gli inevitabili risvolti legali che ne derivano? Deduciamo che soltanto chi ha la vocazione al martirio, oggi più che mai, può fare il giornalista onestamente: almeno negli anni Ottanta ti coprivano di soldi, oggi, quando ti va bene, di insulti dei commenti degli utenti. 
Sei un giornalista iscritto all’albo?
Sì, sono iscritto all’albo dei pubblicisti dal marzo dell’anno scorso
 
Sei un freelance – quindi presumo a partita iva, presumo bene? – come funziona la partita iva in termini di tutele per il lavoratore?
Esatto, sono un freelance a partita iva. In termini di tutele per il lavoratore la risposta è semplice: non ce ne sono. Non ci sono ferie pagate, malattie, sussidi e ammortizzatori di nessun tipo; se non riesci a lavorare non guadagni più nulla da un giorno all’altro. Teoricamente, tutto questo dovrebbe essere compensato dagli alti guadagni che percepisce un “professionista”, ma nel campo del giornalismo (e non solo) le cose non funzionano proprio così.
Per quali testate collabori?
Collaboro soprattutto con Blogo.it, in particolare occupandomi di politica e su base quotidiana, ma anche con Yahoo Notizie e altri siti, in maniera più discontinua.
Puoi dirmi, indicativamente, quanto è pagato il tuo lavoro all’ora/ad articolo?
Dunque, le mie collaborazioni sono pagate sempre ad articolo e variano molto. Si va dai 5 ai 15 euro. Poi ci sono alcuni lavori più lunghi e complessi che vengono pagati meglio. In media direi che i pezzi vengono pagati 10 euro l’uno.
Perché sei stato querelato?
Questa domanda in realtà si lega alla risposta precedente: quando prendi 10 euro a pezzo, per campare (e io di questo lavoro ci vivo) devi scrivere molti pezzi ogni giorno. Il che porta a lavorare con una certa fretta, che porta a commettere degli errori. Non è una scusa, ma una constatazione. Anche perché scusanti per l’errore che ho fatto ce ne sono ben poche: in un breve elenco di politici che erano coinvolti in processi per finanziamento illecito ai partiti ho inserito il nome di Nitto Palma, che invece era completamente estraneo alla vicenda; l’ho confuso con un altro politico dello stesso partito. Lui mi ha querelato per via penale senza prima chiedere la rettifica – cosa che può fare – io per evitare un processo che avrebbe comportato spese elevatissime ho deciso, con il mio avvocato, di trovare un accordo tra privati che portasse alla remissione della querela. 
Non c’è stato margine di recuperare? La rettifica dovrebbe essere un dovere ma anche una garanzia per il giornalista in buona fede
Certo, la rettifica è un dovere. Anche senza che ci sia di mezzo una querela, o una minaccia di querela, c’è il dovere di rettificare quando ci si accorge di aver sbagliato. Io mi sono accorto di aver fatto quell’errore clamoroso quando ho risposto a una telefonata dalla questura in cui venivo informato di aver ricevuto una querela penale. Ho corretto subito dopo aver concordato le mosse da fare con l’avvocato (che non avevo prima di questa vicenda, quindi c’è voluto qualche giorno) e ho provato a far capire quanto si fosse trattato di un errore involontario, ma non è servito.
Come mai Blogosfere ha deciso di sostenerti?
Blogosfere mi ha sostenuto attraverso un’iniziativa spontanea del direttore Alberto Puliafito che ha coinvolto i nostri colleghi di testata con l’hashtag #tuttipossonosbagliare. Da lì, la cosa si è espansa. L’azienda ha deciso di versare un 40% degli ottomila euro, una mossa non dovuta e non scontata di cui sono molto grato.
Sei più stanco o più arrabbiato?
In verità non sono né stanco né arrabbiato; la mia passione è intatta, diciamo così. La vicenda mi ha insegnato che anche nella fretta l’attenzione non può mai venire meno. Il sistema funziona in questo modo, chiedere la rettifica non è obbligatorio e quando il personaggio coinvolto è una figura importante le cifre sono alte; il problema semmai è la sproporzione che c’è tra le cifre che vengono fuori in queste situazioni e il guadagno che un giornalista freelance ha. Per me una cifra del genere equivale a 6/7 mesi di lavoro; il rischio è che si decida di lasciar direttamente perdere certe vicende se non si gode di una copertura adeguata, cosa che sta diventando sempre più rara in questo ambiente.
L’Ordine non ti ha supportato in nessun modo?
Quando la vicenda è iniziata non ero ancora iscritto all’ordine, quindi non avevo modo di rivolgermi all’ordine…
Si ringrazia Andrea Daniele Signoretti

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