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Ultimi sondaggi elettorali: percentuali dei partiti se si votasse oggi 3 novembre 2018

Gli ultimi sondaggi elettorali confermano la tendenza che dura ormai da alcuni mesi. L’alleanza gialloverde si rafforza nei consensi elettorali, ma la crescita è dovuta ad una sola delle forze politiche che la compongono. E a crescere è la Lega di Matteo Salvini che capitalizza al massimo il gradimento e l’abilità mediatica del suo leader, il più abile in questo momento a promuoversi. Il Movimento 5 Stelle paga invece alcuni errori di comunicazione, il più clamoroso quello sul Dl Fiscale, e un certo dissenso interno che seppur in sordina comincia a farsi sentire. E gli altri partiti? Sono tutti stazionari, quindi nulla di nuovo all’orizzonte. Vediamo in dettaglio quali sarebbero le percentuali dei partiti se si votasse oggi secondo un sondaggio realizzato da Demos&Pi e Demetra per conto del quotidiano La Repubblica.

Percentuali dei partiti se si votasse oggi, 3 novembre 2018

Se si votasse oggi, 3 novembre 2018, come abbiamo detto a primeggiare sarebbe la Lega di Matteo Salvini. Il partito che fu “del Nord” e oggi si definisce “nazionalista” se oggi si fossero tenute le elezioni politiche otterrebbe il 30% dei consensi. Il Movimento 5 Stelle sarebbe a debita distanza, al 27,6%, un risultato di ben cinque punti inferiore a quello ottenuto a marzo 2018. Quindi c’è un salto di oltre undici punti prima di trovare il Partito Democratico, al 16,5%. Mentre ci sono altri sette punti tra i Dem e Forza Italia, che se si votasse oggi secondo il sondaggio Demos&Pi e Demetra otterrebbe il 9,4%. Poi un altro salto, altri sei punti prima di trovare i partiti minori. Appaiati ci sono Liberi e Uguali con il 3,1% e sul fronte destro Fratelli d’Italia con il 3,1%. Quindi un’altra coppia, Potere al Popolo e Più Europa al 2,3%. Infine il sondaggio realizzato per La Repubblica assegna un 5,7% agli altri partiti.

Scenari politici nel breve termine

L’alleanza di governo, nonostante le difficoltà del Movimento 5 Stelle, appare salda. Non passa giorno che Salvini non intervenga a difesa del patto siglato con Di Maio, che a sua volta ricorda il “contratto di governo” e rivendica l’eccezionalità del governo Conte. Ma appunto, è salda in apparenza. Il difficile equilibrio regge ma solo fino a quando il Movimento 5 Stelle non si renderà conto di stare perdendo troppo terreno nei confronti dell’alleato leghista. La fronda interna, sempre sotto traccia, potrebbe portare ad un cambio di guida, con Di Maio costretto a consegnare le chiavi del movimento ai rivali interni storici. Tuttavia, fino a che al di fuori dell’alleanza gialloverde i numeri resteranno quelli attuali, il M5S può dormire sonni tranquilli. Il trend del PD è ancora negativo e il congresso con l’elezione del nuovo segretario ancora lontano. Così come appare ancora lontano il momento in cui Forza Italia deciderà davvero il suo futuro e sceglierà il successore di Silvio Berlusconi.

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