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Ultimi sondaggi elettorali, Tecnè: percentuali dei partiti se si votasse oggi

Tra gli ultimi sondaggi elettorali pubblicati quello realizzato da Tecnè dipinge uno scenario sinora inedito. Si tratta infatti di un primo calo significativo di consensi per la Lega di Matteo Salvini, almeno rispetto alle precedenti rilevazioni. Calo che sommato a quello del Movimento 5 Stelle significa una contrazione dei consensi complessivi per il governo di circa quattro punti. Scenario inedito, dunque, dove s’intravedono anche i primi segnali di ripresa delle forze politiche attualmente all’opposizione. Ma vediamo quali sarebbero secondo Tecnè le percentuali dei partiti se si votasse oggi. Il sondaggio è stato realizzato lo scorso 2 novembre 2018.

Ultimi sondaggi elettorali 8 novembre 2018

Le percentuali dei partiti se si votasse oggi

Se si votasse oggi, dunque, queste sarebbero le percentuali ottenute dai vari partiti secondo il sondaggio di Tecnè. Il primo partito sarebbe ancora la Lega di Matteo Salvini, con il 30,2%. Si tratta di un risultato inferiore di due punti rispetto al picco massimo raggiunto dalla Lega nella rilevazione dello scorso 23 settembre. Al secondo posto, ma tre punti percentuali sotto, si trova il Movimento 5 Stelle, dato al 27,1%, un dato molto più basso di quello ottenuto alle politiche del marzo 2018, quando alla Camera i Pentastellati ottennero il 32,6%. Quindi un salto di dieci punti e troviamo il Partito Democratico, al 17,6%. Si tratta di un dato migliore rispetto a quello degli ultimi sondaggi elettorali, non solo Tecnè, ma certo sempre molto lontano dai tempi migliori per i Dem. Poi troviamo Forza Italia all’11%. Anche la creatura politica di Silvio Berlusconi cresce, seppur di poco, rispetto alle ultime rilevazioni. Chiudono Fratelli d’Italia al 4,1%, Liberi e Uguali al 2,5% e infine gli altri partiti il cui consenso è arrivato al 7,5% dal 5,4% dello scorso 23 settembre.

Scenari di crisi per il governo Conte?

Il picco massimo di consenso è stato raggiunto e ora s’inizia a faticare. Matteo Salvini lo sa e lo ha capito anche Luigi Di Maio, peraltro alle prese con una fronda interna mai sopita e con il possibile ritorno in campo di un competitor interno forte come Alessandro Di Battista. Cosa succederà allora? Probabilmente nulla. Oppure il governo Conte potrebbe avere breve vita, limitandosi ad approvare la legge di bilancio 2019 per poi rassegnare le dimissioni. A quel punto, però, i piani di Salvini e Di Maio per puntare ad elezioni politiche anticipate concomitanti con le europee di maggio 2019 avrebbero come unico ostacolo il Quirinale, non certo propenso ad un nuovo ricorso alle urne in una situazione economica tanto delicata. Nuovo ricorso alle urne cui non sono preparati Partito Democratico e Forza Italia. Il primo è alle prese con una lunga transizione verso la nuova segreteria, cui potrebbe approdare Nicola Zingaretti. La seconda invece non ha ancora designato l’erede di Berlusconi, situazione che la penalizza pesantemente e causa dell’emorragia di consensi evidente da mesi nei sondaggi.

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Written by Andrea Monaci

47 anni, fondatore e direttore editoriale di Urbanpost.it Ha iniziato la sua carriera con la cronaca locale, ma negli ultimi 20 anni si è occupato principalmente di lavoro, criminalità organizzata e politica. Ha scritto, tra gli altri, per il "Secolo XIX" e "Lavoro e Carriere". Quando non lavora le sue passioni sono la musica rock, i cani, le vecchie auto e la buona cucina.

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