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Umberto Eco e “Il Nome della Rosa”, quando il suo romanzo diventò una pellicola cinematografica

Se ne è andato a 84 anni, solo come i grandi artisti e letterati sanno fare: in silenzio, in punta di piedi, sorprendendo tutti come ha sempre fatto attraverso i suoi studi nel corso della sua lunga vita. Il professor Umberto Eco lascia il mondo terreno ma continuerà ad essere presente nella quotidianità di tutti i noi: sui manuali scolastici, universitari, nelle semplici formule di linguaggio che andremo ad assumere. Senza dimenticare la possibilità di restare ancorati al ricordo di Eco tramite i suoi scritti: il più importante è stato sicuramente il romanzo “Il nome della rosa” pubblicato nel 1980 ed edito dalla casa editrice Bompiani.

Umberto Eco, qualche anno fa, nel corso di un’intervista arrivò a dichiarare di come odiasse questo suo romanzo di successo per la paura di essere ricordato solo come semplice scrittore e non come studioso del linguaggio. Da “Il nome della rosa”, nel 1986, fu tratta una pellicola cinematografica realizzata dal regista Jean-Jacques Annaud con l’omonimo titolo del romanzo scritto da Eco. Una realizzazione che vide l’impiego di attori di primo piano come Sean Connery nel ruolo di “Guglielmo da Baskerville” oltre alla conquista di importanti riconoscimenti quali il premio Oscar come “miglior film straniero” e una serie di “David di Donatello” per la fotografia, i costumi, la scenografia e tanto, tanto altro ancora.

Umberto Eco lavorò a questa realizzazione quotidianamente affiancando Jean-Jacques Annuad in questa produzione così capillare rispetto al romanzo che, nei titoli di coda, non venne riportata la dicitura “tratta dal romanzo” bensì “tratta dal palinsesto del romanzo di Umberto Eco” per sottolineare come i due sceneggiati partissero da un’idea comune ma avessero due scritti diversi perché, secondo il compianto studioso italiano, “ogni opera deve avere la propria vita indipendente.”

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