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Umberto Eco ospite a “Che tempo che fa”

Nell’anteprima di Che tempo che fa c’è stato l’intervento del direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli che ha parlato della Marcia di Parigi, poi il primo ospite di Fabio Fazio di domenica 11 gennaio è stato lo scrittore e saggista Umberto Eco, nonostante fosse influenzato. Eco ha commentato i fatti di Parigi e ha spiegato che gli uomini ridono perché sanno di essere mortali e che il massacro nei confronti di chi rideva c’è stato perché se non si ha paura della morte tanto da farsi esplodere l’importanza del riso non la si può capire.

Lo scrittore ha parlato del suo nuovo romanzo “Numero zero” che è breve e sarà proprio per questo che solo in due giorni ha trovato recensioni positive. Ha spiegato che quando scriveva tomi da 500 pagine i critici non avevano tempo di leggerli e allora il suo prossimo libro, se ci arriverà a scriverlo, sarà di 30 pagine. Si è parlato della macchina del fango… e poi è passato a parlare del suo libro che è ambientato nel ’92, in piena Tangentopoli, e ha messo insieme tutti i pezzi del peggiore giornalismo perché è da 40 anni che Eco ne descrive i difetti.

Per lo scrittore il rimedio alla macchina del fango è leggere molti libri perché solo così si acquisiscono le ‘capacità critiche’ per comprendere i giornali. Il semiologo ha letto una carrellata di luoghi comuni, in pieno stile giornalistico, che vengono analizzati uno a uno: “Occhio del ciclone”, “Il politico tuona”, “Rimettersi in carreggiata” e “Controesodo”. Lo scrittore ha detto ancora che la memoria coincide con l’anima e chi perde la memoria è ridotto a un vegetale e le nuove generazioni pensano solo al presente e fa un esempio citando una puntata de “L’Eredità” in cui 4 giovani hanno tutti detto che Hitler e Mussolini si sono incontrati nel 1945 quando erano già morti da un pò. Per lui un’altra cosa importante è esercitare la memoria ed è terribile che non s’imparino più le tabelline o prose e poesia a memoria. Sul Presidente della Repubblica non ha voluto fare un nome per non ‘bruciarlo’: bisognerebbe fare il nome ‘solo’ di chi è antipatico. Ha precisato anche che il Presidente della Repubblica non è un simbolo ma è il garante per tutti i cittadini. A questo punto Fazio ha salutato Eco!

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