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Un killer chiamato colesterolo per chi soffre ai reni

Conosciuto come un serio pericolo per le patologie al cuore e al sistema circolatorio, in tanti non sanno, invece, che il colesterolo è mortale per chi soffre di patologie croniche ai reni.

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Se si pensa che ben il 10% dell’intera popolazione mondiale è nefropatica (di cui circa 3 milioni solo in Italia) si capisce quanto diventi grave la precedente affermazione e il perché specialisti della cardiologia, della nefrologia e di medicina generale si sono riuniti in una task-force per seguire a 360 gradi i pazienti sofferenti di queste patologie.

Secondo un recente studio Sharp effettuato su più o meno 9 mila casi di complicanze cardiovascolari, la diminuzione di colesterolo nel sangue ha messo in evidenza gli effettivi e notevoli benefici che i pazienti ne traggono, nella cura e nella prevenzione di tali patologia. Tuttavia, continuano a mancare azioni mirate a far ridurre il colesterolo in tali pazienti, con effetti estremamente negativi sulla loro salute, come hanno evidenziato i partecipanti al congresso della Società Italiana di Cardiologia.

Un aiuto, in tal senso, viene da un opuscolo presentato al congresso della SIC indirizzato a medici e cardiologi affinché, attraverso un dialogo continuo e una diagnosi precoce possano individuare l’effettivo stato dei reni ed assegnare cure adeguate, atte anche a diminuire il livello di colesterolo nel sangue, prima che la situazione possa portare a pericolose complicanze al sistema cardiocircolatorio, che è bene non dimenticare, strettamente legato alla funzionalità renale.

Colesterolo

Anche in Italia, le malattie renali di tipo cronico sono in continuo aumento. Una crescita giustificata sia dal prolungamento della vita media sia dall’aumento di fattori di rischio legati a patologie come diabete, ipertensione, arteriosclerosi e obesità, spesso sottovalutate dai pazienti e trattate non sempre in modo adeguato dai medici, come sottolinea Roberto Pontremoli, docente associato di nefrologia presso l’Università di Genova e l’Irccs San Martino.

Un altro problema è legato alla cattiva abitudine di ricorrere più a internisti e cardiologi che a nefrologi, in presenza di malattie legate alla funzionalità renale (croniche o non), come spiega Claudio Rapezzi, direttore dell’Unità Operativa di Cardiologia presso il Policlinico Sant’Orsola di Bologna. E non sempre, i medici, hanno la dovuta sensibilità nel considerare adeguatamente le malattie renali croniche “come fattore di rischio indipendente“.

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