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Un nanochip per la diagnosi precoce del cancro

Oggi la maggior parte dei tumori vengono rilevati a livello macroscopico, quando il tumore è già composto di milioni di cellule tumorali e la malattia comincia ad avanzare verso una fase più matura. Ma cosa succederebbe se potessimo diagnosticare il cancro precocemente, mentre è ancora in grado di colpire solo alcune cellule localizzate? Sarebbe come affrontare un incendio quando solo alcune scintille sono esplose, anichè quando ha già preso piede in molte aree della casa.

nanochip

Un team internazionale di ricercatori, guidati dall’ICFO-Istituto di scienze fotoniche a Castelldefels, annunciano il successo dello sviluppo di una piattaforma “lab-on-a-chip” in grado di individuare markers tumorali della proteina nel sangue utilizzando i più recenti progressi della plasmonica, della nano-fabbricazione, dello studio dei microfluidi e della chimica di superficie. Il dispositivo è in grado di rilevare basse concentrazioni di markers tumorali nella proteina nel sangue, consentendo la diagnosi della malattia nelle sue primissime fasi. Il rilevamento di cancro nelle sue prime fasi è visto come la chiave per la diagnosi di successo nel trattamento di questa malattia.

Questo nano-dispositivo in grado di rilevare il cancro potrebbe essere un validissimo strumento per trattamenti del cancro in futuro, non solo per la sua affidabilità, sensibilità e il potenziale basso costo, ma anche per la sua apllicabilità: potrebbe infatti facilitare la diagnosi efficace e adeguate procedure di trattamento in luoghi di difficile accesso agli ospedali o cliniche mediche.

COME FUNZIONA: Anche se molto compatto (solo pochi centimetri quadrati), è dotato di vari siti di rilevamento distribuiti attraverso una rete di micro-canali fluidici che gli permettono di condurre analisi multiple. Nanoparticelle d’oro si trovano sulla superficie del chip e sono programmate chimicamente con un recettore anticorpo in modo tale da poter attrarre specificamente le proteine ​​marker circolanti nel sangue. Quando una goccia di sangue viene iniettata nel chip, entra in circolo attraverso i micro-canali e se sono presenti nel sangue marcatori tumorali innescando cambiamenti, noi come “risonanza plasmonica”. Il dispositivo controlla questi cambiamenti, l’entità dei quali sono direttamente connessi alla concentrazione/numero di marcatori nel sangue del paziente, fornendo così una valutazione diretta del rischio per il paziente di sviluppare il cancro.

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photo credit: (biophotos) via photopin cc

Written by Monia Trentarossi

36 anni, Amministratore di AntiAging Club, il primo sito dedicato all'AntiAging, in partnership con AMIA, Associazione Italiana Medici AntiAging. Consulenza medica specialistica e vendita online di prodotti Antiaging delle migliori marche.
Vive a Milano, appassionata di viaggi in giro per il mondo, sport (fitness, vela, sci...) cinema e buone letture. Per UrbanPost scrive di Benessere.

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