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Una tazzina di caffè contro i raggi UVB

Siamo quasi alla seconda metà di Luglio e una nuova tranche di vacanzieri è pronta a partire con i bagagli carichi di creme solari e dopo sole, per proteggersi dai famigerati raggi UVB.

crema solare

Eppure, secondo una ricerca condotta da un gruppo di studiosi della Rutger University, in New Jersey, la caffeina sembrerebbe prevenire, finora almeno nei topi, numerosi rischi di scottature e di altri dannosi effetti legati ad una prolungata esposizione ai raggi del sole. Lo studio condotto su questi roditori, i cui risultati sono stati anche pubblicati nella prestigiosa rivista scientifica americana Proceedings of the National Academy of Sciences, mette in luce questo meccanismo di protezione, legato ad una proteina specifica presente anche nel nostro organismo: l’ATR.

Il compito dell’ATR, infatti, in condizioni normali è quello di individuare possibili danni al DNA delle cellule che costituiscono il tessuto epidermico.  Il problema è che quando la pelle viene sottoposta ad una aumentata sovraesposizione ai raggi ultravioletti, la proteina viene eccessivamente sollecitata perdendo la sua capacità. I ricercatori hanno, allora, provato a modificare geneticamente alcune cavie affinché in esse non ci fosse produzione di ATR.

schema raggi solari sulla pelle

 

Dopo aver esposto queste cavie ai raggi UVB tre volte a settimana per ben quaranta settimane, hanno notato che questi topi sviluppavano neoplasie alla pelle ben tre settimane dopo rispetto a topi non geneticamente modificati, sottoposti allo stesso trattamento. Dopo diciannove settimane, invece, le cavie modificate hanno visto diminuire la presenza di tumori di ben il 68% rispetto a quelle modificate.

Diversi studi, effettuati già in passato, hanno dimostrato come la caffeina somministrata sui roditori, abbia un effetto inibitore sull’enzima ATR, e negli stessi animali le cellule danneggiate dai raggi del sole vengono eliminate più facilmente, diminuendo in modo significativo i rischi tumorali. Ciò che ha lasciato, però, perplessi i ricercatori è che alla fine sia le cavie inibite dell’ATR sia quelle non geneticamente modificate morivano con una forma di neoplasia.

caffe - chicchi

A questo ha provato a rispondere i capo del team di ricerca, prof. Allan Conney: “Il fatto che comunque tutti alla fine si ammalino sta a indicare che l’inibizione dell’enzima ATR funziona al meglio quando le cellule della pelle sottoposta agli UVB sono ancora in uno stadio precanceroso, cioè prima che i tumori causati dalla fotoesposizione si siano completamente innescati. L’applicazione di caffeina potrebbe realmente prevenire le neoplasie indotte dai raggi solari

Un vaccino anti-tumorale, in tal senso, è ancora una meta lontana da realizzare. Ma la strada intrapresa sembra essere proprio quella giusta. Nell’attesa, abbiamo un motivo in più per berci un buon caffè.

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