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Unicef: 6.000 morti bianche al giorno, la malnutrizione è la causa principale

Grazie ai continui impegni dei governi mondiali ma soprattutto delle organizzazioni umanitarie “serie”, negli ultimi 22 anni nel mondo sono state salvate circa 90 milioni di vite. Ma l’Onu dichiara apertamente che se non verranno svolte azioni mirate e soprattutto veloci in poco tempo, tra il 2015 ed il 2028 35 milioni di bambini in piu’ potrebbero morire per cause “prevenibili”.

Cosa succede nel mondo?
Circa un anno fa i governi di Etiopia, India e Stati Uniti, insieme con l’Unicef hanno lanciato il progetto “Commiting to Child Survival: A Promise Renewed”, un impegno molto importante su scala mondiale per porre fine alle morti di bambini per cause che potrebbero essere facilmente “prevenute”. Sono stati 176 i governi che hanno sottoscritto l’impegno, promettendo di accelerare il progresso per la sopravvivenza dei bambini. Tantissimi gli opertori che si sono attivati, provenienti da societa’ civile, gruppi religiosi e cittadini, obiettivo comune di garantire il miglior inizio possibile alla vita anche all’ultimo bambino. I progressi che fino ad oggi sono stati registrati sono dovuti agli sforzi comuni di tutti quelli che hanno partecipato e stano partecipando al progetto, grazie anche agli interventi efficienti ed efficaci: zanzariere trattate con insetticida, medicine, vaccini, allattamento al seno, alimenti supplementari e terapeutici, trattamenti per la reidratazione per malattie diarroiche e ad un migliore accesso a fonti di acqua pulita e servizi igienici. I risultati cominciano a vedersi, infatti il rapporto rileva una forte riduzione delle morti prevenibili di bambini e questo in ogni parte del mondo, inclusi i paesi a basso reddito ed alti tassi di mortalità infantile come Bangladesh, Etiopia, Liberia, Malawi, Nepal e Repubblica Unita della Tanzania.
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L’unica regione che fino ad ora non ha fatto registrare nessun tipo di miglioramento è la parte dell’Africa occidentale e centrale. Questa zona ha il piu’ alto tasso di mortalita’, con circa un bambino su 8 che muore prima dei 5 anni, nessuna riduzione quindi nel numero annuale di morti di bambini dal 1990.

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