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Unioni civili, la storia di Lillian e Alice: “Non è una cosa sbagliata l’amore” [Intervista]

In tema unioni civili, siamo andati in giro per l’Italia a conoscere alcune delle coppie che si sono sposate o si sposeranno grazie all’approvazione della Legge 76/2016: in particolare, in questo articolo vi racconteremo la storia di Lillian e Alice. Entrambe insegnanti, Lillian e Alice si sposeranno ufficialmente a fine mese in provincia di Vercelli: dalla loro storia d’amore sino al tema dell’omosessualità e i giovani, ecco cosa ci ha raccontato Lillian.

Ciao e benvenuta su UrbanPost! Conosciamoci un po’: ti va di raccontarci la vostra storia?

“Certo! Io e Alice ci siamo conosciute il 14 Gennaio 2014 tramite amiche in comune: io suonavo il basso al karaoke e da lì abbiamo iniziato a frequentarci. Con il tempo è sbocciato l’amore e, nel Novembre dello stesso anno, siamo andate a convivere: il 15 Novembre 2015 le ho fatto la proposta di matrimonio. L’ho organizzata in qualche mese: era una sorta di caccia al tesoro che le ha fatto rivivere i momenti salienti della nostra storia: a casa, poi, ho proiettato un video che, oltre a immagini e canzoni per noi significative, conteneva anche alcuni videoclip di persone a noi care.”

Tu e Alice state ancora attendendo l’uscita del registro per le Unioni Civili in Comune ma so che avete già celebrato un matrimonio simbolico. Ti va di raccontarci?

“Dalla proposta di matrimonio abbiamo iniziato ad organizzarlo: essendo entrambe insegnanti, abbiamo fissato la data al 31 Luglio di quest’anno chiedendo la collaborazione del sindaco di Trino Vercellese che si i è reso subito disponibile a seguirci in questo percorso. Nonostante fossimo fiduciose, in quella data non era ancora tutto pronto per portare avanti le Unioni Civili ma – avendo anche tutto pronto – abbiamo optato per un matrimonio simbolico in attesa del registro.”

unioni civili intervista

Lillian e Alice nel giorno del loro matrimonio

A proposito della legge sulle Unioni Civili, cosa ne pensi? E’ un buon punto di partenza o c’è ancora molto da fare?

“Questa legge è un primo passo: abbiamo ottenuto qualche diritto che prima non avevamo ma, almeno per noi, si sente la mancanza dello step child adoption. Sia io sia Alice vorremmo diventare mamme e quello che sentiamo è come se mancasse un pezzo a questa legge: non possiamo però negare che qualcosa ci è stato dato. Il solo fatto di poterci sposare e avere qualche diritto in più ci rende felici. Trovo abbastanza ridicolo, invece, il passo sulla fedeltà: non capisco, sembra quasi una presa in giro. Se è amore è anche fedeltà.”

Com’è stata presa da parenti e amici la vostra relazione? E, più in generale, a che punto siamo in Italia?

“Per quanto mi riguarda, ho avuto la fortuna di avere una famiglia che ha accettato sin da subito: nonostante il percorso fatto quando ho scoperto la mia omosessualità sia stato ovviamente ‘solitario’, avere il consenso delle persone care e degli amici ha favorito molto il mio cammino. Alice, invece, lo ha scoperto più tardi: quando si è resa conto di essere omosessuale aveva già convissuto con un uomo e questo, per ovvie ragioni, ha reso la questione più complessa. In realtà, però, è stata subito accettata da parenti e amici. Più in generale, c’è necessità che le persone aprano un po’ la loro mente: ho letto proprio qualche giorno fa del caso di due genitori che hanno picchiato la propria figlia perché omosessuale. Come può accadere ancora una cosa del genere? Forse io sono stata fortunata ma non riesco a concepire queste cose: sono convinta che bisognerebbe aprire la mentalità a partire dai giovani, dalle scuole.”

Mi hai detto che siete entrambe insegnanti: si parla di questo argomento nelle scuole?

“Secondo me no, nelle scuole in cui sono stata non se ne parla assolutamente.” E i ragazzi, quindi, come potrebbero affrontare un percorso del genere? “I ragazzi non sarebbero pronti perché non vengono trattati argomenti quali sesso, omosessualità… Entrambe le cose come assolutamente normali, in quanto lo sono. A meno di qualche alunna che sia venuta da me a confidarsi, nelle scuole non hanno nemmeno mai proposto di trattare questo argomento: si parla spesso e giustamente del cyberbullismo ma, anche di fronte a numerosi casi di omofobia, non c’è alcun tipo di informazione inerente l’omosessualità. Da precaria come sono io, saltata da una scuola all’altra, posso dire che c’è proprio una mancanza in questo senso.”

Vuoi aggiungere qualcosa?

“Sì: ne parlavo anche con Alice e vorrei sottolineare che, ogni qualvolta ci chiedono di parlare della nostra storia, siamo felici di poterlo fare per contribuire ad aprire la mente di chi ci sta intorno. E’ bene che si possa discuterne di più, parlarne più apertamente perché è una cosa normalissima. Ci sono tanti preconcetti ancora ma è importante ricordare che non è una cosa sbagliata l’amore.”

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