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Uomo su Marte entro il 2030: pronto anche il piano per l’agricoltura extraterrestre

L’uomo sarà su Marte entro il decennio del 2030, sono queste le previsioni del Presidente Obama: stando al leader americano, la Nasa sta già lavorando con compagnie private per portare gli astronauti sul Pianeta Rosso. In contemporanea, però, in Europa si sta anche lavorando alle prime colture extraterrestri, ovvero quelle necessarie ad una colonizzazione e sfruttamento del pianeta.

“Gli Stati Uniti invieranno uomini su Marte entro il decennio che inizia nel 2030” ha affermato Barack Obama spiegando che negli ultimi anni è stata riportata “la scienza in primo piano riuscendo ad abbassare i costi per i cittadini. Solo lo scorso anno, la Nasa ha scoperto l’acqua che scorrerebbe su Marte e le prove della presenza di ghiaccio su una delle lune di Giove. Abbiamo mappato Plutone, che si trova a più di tre miliardi di miglia di distanza e i nostri telescopi spaziali hanno rivelato ulteriori pianeti simili alla Terra. Inoltre i nostri scienziati hanno approfondito la conoscenza degli asteroidi, contribuendo a prevenire in anticipo la collisione con il nostro pianeta. Le nostre navicelle hanno studiato da vicino ogni pianeta del sistema solare, cosa che nessuna altra nazione è riuscita a fare”.

Quasi in contemporanea con le dichiarazioni di Obama – durante la “D-Nest International Inventors Exhibition” di Venezia –  Stefania De Pascale, docente di ortofloricoltura all’Università Federico II di Napoli nonché collaboratrice dell’Asi e dell’Esa, ha spiegato quali potrebbero essere gli scenari di un agricoltura extraterrestre su Marte: riso, soia, patate e grano saranno le coltivazioni necessarie a sostenere i primi coloni sul Pianeta Rosso. Queste colture – che dovranno crescere tenendo conto delle condizioni ambientali esterne nonché utilizzare, se necessario, anche feci e urina degli astronauti rielaborate chimicamente, sono state scelte per il loro contenuto di proteine e carboidrati fondamentali per l’alimentazione umana. “La cosa su cui si punta, però, sono soprattutto le colture idroponiche, senza suolo e con soluzioni circolanti complete di elementi nutritivi: abbiamo già dimostrato che possono addirittura migliorare produttività e qualità della soia rispetto alla coltura in campo” ha spiegato infine la De Pascale.

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