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Uranio impoverito, Domenico Currao: intervista alla madre del militare morto per la patria

Si è spento il 7 luglio del 2008, il Primo Caporal Maggiore della Folgore Domenico Currao, dopo un’estenuante lotta contro un male incurabile, che potrebbe essere riconducibile a contaminazioni da uranio impoverito. É questo, almeno, quello che pensa la madre del ragazzo, che ha vissuto la lunga malattia come l’avesse addosso lei stessa, assieme al padre, alla sorella e ai suoi familiari. Domenico è morto a soli 24 anni, dopo aver dedicato il suo corto ma intenso scorcio di vita interamente all’esercito, la sua passione. Quella stessa passione che se l’è portato via.

La redazione di Urbanpost, vicina a tematiche come queste, ha voluto dare spazio alle parole di una mamma che, nonostante gli anni passati, non riesce a darsi pace. Di seguito l’intervista che ci ha gentilmente concesso su Domenico Currao e la sua storia.

Chi era Domenico Currao?

Domenico era un ragazzo con tanti sogni nel cassetto. A neanche 18 anni si è arruolato nell’esercito per passione, raggiungendo in poco tempo il grado di Primo Caporal Maggiore (Folgore, Paracadutisti). La sua professione lo ha spinto a fare alcune missioni di pace all’estero. La prima, a soli vent’anni, in Kosovo, poi in Sudan e la terza, che poi purtroppo è stata anche l’ultima, in Libano nel 2007.

Cosa è successo durante la sua ultima missione in Libano?

“Come tutti i militari, prima di partire per la sua missione, Domenico si è sottoposto ai controlli, ed è risultato sano, ottenendo il visto per la partenza. Dopo soli 20 giorni dal suo approdo in Libano, è stato rimpatriato in Italia, precisamente il 2 giugno 2007, con la diagnosi di rabdomiosarcoma alveolare, al quarto stadio. Da lì in poi è iniziato il suo calvario.”

Domenico Currao e l’uranio impoverito hanno qualcosa a che fare?

“L’uranio impoverito è quella polvere che per quanto mi riguarda ha portato via mio figlio, ma anche tanti altri suoi colleghi. Il numero di morti “misteriose” cresce costantemente e si parla di oltre 2.000 casi.”

Come è stata affrontata la malattia da Domenico?

“Domenico si è comportato come un vero e proprio soldato, anche durante la sua malattia. Non passava giorno in cui non ripeteva il fatto di voler ritornare tra i suoi commilitoni, per fare ciò che lo rendeva più felice. La diagnosi degli oncologi del Celio di Roma, però, non ha lasciato speranze e il sogno di mio figlio è rimasto tale. Ha combattuto contro il suo male per oltre un anno, ma poi si è arreso inesorabilmente.”

L’esercito e le istituzioni sono stati vicini a suo figlio?

“L’esercito è stato vicino a Domenico, anche perché è il minimo che avrebbe potuto fare. Domenico ha dato tutto per il suo lavoro, per l’Italia e per i suoi connazionali e credo che il trattamento riservatogli sia stato doveroso.”

Un angelo al servizio del suo Paese è volato via troppo presto. Come le piace ricordare Domenico?

“Mi piace ricordare la forza e la dignità che Domenico ha mostrato fino all’ultimo respiro, quando a pochi minuti dalla sua morte ha voluto affacciarsi fuori per guardare per l’ultima volta il cielo. Un momento che ci resterà per sempre dentro. Vorrei tanto che venisse ricordato con un monumento, che dopo tanto tempo di illusioni, il Comune di Vibo Valentia ha negato, dimenticandosi che un angelo di appena 25 anni è volato in cielo per tutti quanti noi”.

Written by Giuseppe Cubello

Studente all'Università Magna Graecia di Catanzaro. Innamorato dello sport. Sogno di diventare presto giornalista pubblicista.

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