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UrbanPost intervista Angelo Licata, regista del cortometraggio “Closer”

UrbanPost intervista Angelo Licata, regista di “Closer”, cortometraggio uscito sul web lo scorso 6 settembre, che nel giro di pochi giorni ha raggiunto circa 27mila visualizzazioni e molti commenti positivi anche su siti non italiani. closer angelo licata

“Closer” è stato girato in inglese. Come mai questa scelta? Il motivo per cui l’industria cinematografica italiana non funziona come negli altri Paesi è perché produciamo film per il solo mercato interno. Questo, oltre alla noia di vedere sempre film con le stesse tematiche, preclude i guadagni dell’esportazione. “Closer” vuole essere un esempio di come si possano fare film di genere in Italia. Occorre prima di tutto realizzarli puntando ad una qualità elevatissima al fine di renderli competitivi per il mercato internazionale. Girarlo in inglese è una scelta praticamente obbligatoria. Con i primi prodotti per il web ci siamo trovati di fronte molte richieste da parte dei fan di tutto il mondo. Basta vedere i commenti a “Dark Resurrection” (altro film diretto da Angelo Licata, ndr), la metà chiedono il doppiaggio in inglese.

Dal 6 settembre, giorno della messa on line, ad oggi quante visualizzazioni ha ottenuto il film? Siamo intorno alle 27.000 in cinque giorni, di cui 10.000 entro le prime ventiquattro ore.

“Closer” termina con la scritta “to be continued”. Stai già pensando ad una continuazione? Con Roberto Pretti stiamo ultimando la stesura di una sceneggiatura per il lungometraggio. Il nostro scopo è proprio quello di usare il cortometraggio per lanciare la produzione del film. Dato l’entusiasmo con cui stanno reagendo i siti esteri siamo fiduciosi.

Anche il tuo precedente film “Dark Resurrection” è di genere fantascientifico. Da cosa nasce la passione per questo genere? Il desiderio di sognare storie “straordinarie” è radicato nell’animo umano, prima si raccontavano miti e leggende attorno ad un fuoco, ora c’è il fantasy e la fantascienza. Si può dire che semplicemente sono nato così. L’evento scatenante che mi ha avvicinato al cinema è il primo film che mio padre mi portò a vedere in sala: “Superman” di Richard Donner. Avevo sei anni.

Una curiosità: tu credi nell’esistenza di Ufo, Extraterrestri, insomma altre forme di vita diverse da quelle umane? Adesso sì (sorride).

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