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Daniele Caluri e il Mausoleo di Ciano trasformato nel deposito di Zio Paperone [INTERVISTA]

Daniele Caluri è un fumettista italiano noto, tra le altre cose, per essere stato illustratore del famoso giornale satirico livornese “Il Vernacoliere”, per il quale ha lavorato dal 1985 sino al 2011. In questi giorni, si è reso protagonista di una curiosa diatriba: in un post con oltre 5mila condivisioni e 12mila like, ha proposto che il Mausoleo di Costanzo Ciano a Livorno venga trasformato nel deposito di Paperon de’ Paperoni per ridargli una dignità perduta da molti anni. Nonostante i molti sostenitori dell’iniziativa, a qualcuno sembra proprio non essere piaciuta: UrbanPost lo ha intervistato per conoscere meglio il suo pensiero.

Innanzitutto, benvenuto su UrbanPost! Fumettista, illustratore per il Vernacoliere… come ti racconteresti ai lettori di UP in poche parole?

“Disegno fumetti da trent’anni esatti, venticinque dei quali effettivamente sulle pagine del Vernacoliere. Per il mensile satirico ho creato i personaggi che mi hanno reso noto al grande pubblico: Fava di Lesso, Luana la Bebisìtter, Nedo, Don Zauker (quest’ultimo su testi di Emiliano Pagani). Da una dozzina d’anni collaboro anche con Bonelli, come disegnatore di Martin Mystère e Dylan Dog, e nell’ultimo lustro ho realizzato, per la Panini Comics, la miniserie comico-grottesca Nirvana, ancora su testi di Pagani e conclusa quest’anno.
Si direbbe che mi scindo in due anime: una folle e dèdita all’umorismo più feroce e dissacrante, l’altra più rigorosa, con la massima attenzione a un disegno naturalistico. Non so che dire: mi trovo bene in quest’alternanza e forse, addirittura, ognuna di queste due anime trae giovamento dall’altra.

Qualche giorno fa, hai postato su Facebook una proposta con oltre 12mila like e più di 5mila condivisioni: trasformare il Mausoleo di Ciano nel deposito di Zio Paperone. Nonostante i molti commenti negativi, è tanto il successo riscosso. Qual è, secondo te, il motivo?

“Ti direi che è un mix di elementi universali. Sicuramente l’irrisione di un simbolo del Ventennio trova terreno fertile presso un altissimo numero di persone (per fortuna, aggiungerei), specie se di monumento non si tratta, ma soltanto di un rudere mai completato, né utilizzato.
Poi c’è il fatto che la messa in ridicolo avviene tramite l’accostamento dell’orrendo cubo a un elemento dei fumetti, il deposito, il quale appartiene a una vera e propria icona: zio Paperone. Fosse stato un personaggio meno conosciuto, non avrebbe avuto la stessa immediatezza.
E questi due aspetti hanno valicato i confini cittadini, per estendere la curiosità a tutto il territorio nazionale. Per quanto riguarda la città, invece, esiste un lato autoironico: piazzare un deposito di fantastiliardi in un’area economicamente depressa come quella livornese è un controsenso assurdo, per ridere delle nostre miserie.”

Molte le critiche alla tua simpatica trovata: da chi invoca il rispetto per la sacralità di un mausoleo (in verità mai esistito) a chi si scaglia in difesa del paesaggio, sino a chi ti rimprovera di aver scelto un’immagine simbolo del “demone” capitalismo. Cosa vorresti rispondere?

“Quello che ho scritto sui cinque status di ieri, sul mio profilo Facebook. Sulla presunta sacralità alcuni detrattori si appellano alla memoria storica, con risultati grotteschi. Non è che qualsiasi reperto provenga dal passato abbia dignità d’essere conservato: per rimanere in un ambito simile, sarebbe sbagliato abbattere la Casa del Fascio di Terragni a Como, perché è un capolavoro di architettura. E d’altra parte nessuno parla di scagliarsi contro monumenti e costruzioni realizzate durante il Ventennio, per il loro valore storico (ed economico), a prescindere da quello artistico. Ma il Mausoleo di Ciano non ha nessuna di queste caratteristiche: non storica, non artistica, non religiosa, con l’aggravante che fa oggettivamente schifo. Non è mai stato nemmeno un mausoleo, per chi invoca il rispetto per un sepolcro senza sapere di cosa parla. È un’opera incompiuta, vuota, mai utilizzata se non come occasionale wc, abbandonata da più di settant’anni in mezzo alla macchia mediterranea. È che basta citare qualche simbolo riconducibile al Fascismo, che subito s’aizzano legioni di commentatori che non dico siano soliti venire a visitarlo in pellegrinaggio, ma che fino a due secondi prima, di quel simbolo nemmeno conoscevano l’esistenza. Riguardo al paesaggio, altri si sono appellati all’impatto visivo, obiettando che un cubo dipinto con i colori sgargianti del deposito di Zio Paperone cozzerebbe con la vegetazione circostante e risulterebbe pacchiano. Per i medesimi motivi, dovremmo allora radere al suolo il Giardino dei Tarocchi di Niki De Saint Phalle, il Parco Güell e toh, anche il Cavallino Matto a Marina di Castagneto. Con quei gonfiabili e quegli scivolacci è un cazzotto in un occhio, in mezzo alla pineta. Se a sessant’anni dalla Pop Art e dalle installazioni di Claes Oldenburg stiamo ancora a parlare di colori sgargianti, kitsch e disarmonia cromatica, è finita. Una cosa del genere DEVE essere pacchiana, sennò non ha senso! Altri hanno infine obiettato che il deposito di Zio Paperone è brutto, è il trionfo del capitalismo, con quel simbolo del dollaro impresso sulla facciata. Ma per carità. Non è che tutta l’espressione umana (scritta, disegnata, musicata, etc..) vada presa sul serio, eh? Zio Paperone, se proprio vogliamo, è LA CARICATURA del turbocapitalista, e che non a caso porta il nome originale – Scrooge – di un’altra caricatura, quella di Dickens. Da feroce antiliberista quale mi considero, figuriamoci se avevo preso in considerazione una sciocchezza del genere. Il significato dell’operazione artistica è quello di dissacrare un simbolo del Ventennio con un’immagine grottesca, innocente, appartenente a un mondo di fantasia, in modo tanto più efficace quanto più l’icona è conosciuta. Mettendo quindi quel simbolo in ridicolo, svuotandolo di significato (se mai l’abbia avuto).”

Simbolo incontrastato di Paperopoli nel Mondo, come pensi prenderebbero la notizia di un’imitazione del celebre monumento gli abitanti della papercittadina e Paperon de’ Paperoni?

“Inizialmente con cori di QUACK! e SBEREQUECK! Ma poi farebbero come i veneziani per il Ponte di Rialto a Las Vegas: ridendone.”

(Foto: Profilo Facebook Daniele Caluri)

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