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USA, le elezioni di medio termine abbattono Obama

Obama doveva essere il presidente del cambiamento. Era il 2008 e il fatto che un afroamericano entrasse per la prima volta a Washington dalla porta principale e non da quella della servitù sembrava la promessa, anzi la certezza, che un’ondata di novità si sarebbe abbattuta su tutto il marciume non solo degli Stati Uniti, ma del mondo. Gli USA erano impantanati in Iraq e Afghanistan, guerre che quel bambinone di George W. Bush volle senza saperle gestire. Obama prometteva un nuovo approccio in politica estera e sul versante interno più attenzione ai poveracci, che negli Stati Uniti sono tantissimi. Anche noi, che in Italia ancora avevamo a che fare con Berlusconi e Carfagne varie, eravamo speranzosi di fronte ad un cambiamento che – sognandoci un po’ sopra – speravamo toccasse pure la nostra politica.

Cory Gardner

Poi il disastro. Obama si ritira dall’Iraq, ma la mossa sembra troppo ad una fuga e troppo poco ad una scelta strategica. Balbetta in ogni crisi internazionale (in Siria, tanto per dire, erano gli USA a foraggiare l’ISIS in chiave anti-Assad). L’economia con lui riparte e questo rimarrà forse il suo più grande merito, ma è un dato macroeconomico. Detto potabile: il PIL cresce perché i ricchi sono sempre più ricchi, non perché ci sia un miglioramento complessivo delle condizioni di vita della popolazione. Anche le riforme made in Obama, prima tra tutte quella della sanità, si presentano zoppe all’appuntamento con la storia. Insomma, non un fallimento in assoluto, ma un disastro se pensiamo alle aspettative, sicuramente eccessive, che avevano accompagnato l’inizio del primo mandato del presidente. Per quanto riguarda l’Italia poi, a Berlusconi è succeduto Monti, sai che affare.

Stanotte l’Obama claudicante è stato definitivamente abbattuto. Gli statunitensi hanno consegnato Camera e Senato ai Repubblicani. Questo significa che il presidente democratico d’ora in poi rischia di avere nella vita politica del paese la stessa rilevanza di una comparsa in una puntata di Un posto al sole. Triste discesa di una parabola rimasta sempre più bassa di quanto speravano in molti. Nel frattempo da noi è arrivato Renzi, sai che affare.

 

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