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Vajont, 50 anni dopo arriva la denuncia: “Frana pilotata dai dirigenti della Sade”

La frana che causò il disastro del Vajont fu pilotata. A distanza di cinquant’anni dal tragico evento, arriva la denuncia choc di Francesca Chiarelli, figlia dell’allora notaio di Longarone, Isidoro Chiarelli. L’uomo fu testimone di un’agghiacciante conversazione tra i dirigenti della Sade (Società Adriatica di Elettricità), i quali avrebbero pianificato la frana non tenendo conto delle conseguenze che essa avrebbe avuto nell’impatto con la diga del Vajont.

diga del vajont

Facciamolo il 9 ottobre, verso le 9-10 di sera, saranno tutti davanti alla tivù e non ci disturberanno, non se ne accorgeranno nemmeno. Avvisare la popolazione? Per carità. Non creiamo allarmismi. Abbiamo fatto le prove a Nove, le onde saranno alte al massimo 30 metri, non accadrà niente e comunque per quei quattro montanari in giro per i boschi non è il caso di preoccuparsi troppo“. E’ questo lo stralcio di quella conversazione che Francesca Chiarelli rende pubblica nel cinquantesimo anniversario del disastro.

Peccato che, a dispetto delle previsioni dei dirigenti della Sade, le onde che la frana generò si alzarono per ben 300 metri, spazzando via sette paesi e provocando 1910 morti. Dunque, la frana non fu dovuta a nessun dissesto idrogeologico e quello dei dirigenti della Sade fu un errore di calcolo imperdonabile, ma comunque non ingenuo. Non mancò, infatti, neppure la minaccia ad Isidoro Chiarelli, costretto al silenzio da pesanti minacce. La verità di quello che Chiarelli definì “eccidio” riemerge ora, dopo 50 anni, per volere della sua famiglia, onorata di far luce su un tale mistero.

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