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Valentina Nappi confessione choc: «Io ‘stuprata’ da Salvini!», ma non è come sembra

È bastato un post su Instagram a Valentina Nappi, nota pornostar classe 1990, perché tutti i giornali online e cartacei parlassero di lei e di quella frase choc con cui la giovane ha iniziato un lungo messaggio su Instagram: “Sono stata ‘stuprata’ da Salvini”. Valentina Nappi aveva usato il virgolettato, forse proprio per evitare che qualcuno pensasse ad una violenza fisica vera e propria, ma purtroppo per Salvini in alcuni titoli le virgolette son saltate, come i tappi dello champagne a Capodanno, montando su un grosso equivoco. Valentina Nappi violentata dal Ministro degli Interni? Assolutamente no, le colpe, sempre se di colpe è lecito parlare del vice Premier, sono altre, ma andiamo con ordine.

«Salvini ha riabilitato la peggiore cultura identitaria nazionalista»

“Sono stata ‘stuprata’ da Salvini perché al di là di aspetti anche condivisibili (che pure ci sono) delle sue scelte concrete e al di là del fatto che molte responsabilità non sono solo sue, Salvini ha riabilitato la peggiore cultura identitaria nazionalista, quella rappresentata dalla triade Dio-Patria-Famiglia!”, questo il post provocatorio di Valentina Nappi. Un fiume in piena, una denuncia a detta di qualcuno che va ad unirsi al coro degli “anti Salvini”, una riflessione dura con la quale si tenta di fare il punto sulla situazione in cui versa il nostro paese. Un bilancio purtroppo fallimentare Secondo la pornostar il Ministro degli Interni avrebbe nobilitato una “cultura di sapore fascista: Babbo Natale, la Befana, niente Ramadan, sì al panettone rigorosamente a Natale, la colomba a Pasqua, la cucina tradizionale, i gay sì ma la famiglia solo quella tradizionale, i crocifissi rigorosamente nelle aule, Dio nei discorsi degli esponenti politici e tutta la plebe unita comunitariamente dai vecchi ‘sani’ valori identitari nazionali tradizionali”. Non uno stupro individuale, ma di gruppo, che avrebbe coinvolto l’Italia intera. “Io non voglio vivere in un paese con una cultura ufficiale unica, cattolica di destra, nazionalpopolare. Io voglio vivere in un paese ateo, multietnico, con un’identità culturale che affondi le proprie radici nell’Illuminismo e nel marxismo più illuminato, e che sviluppi queste ultime all’altezza della modernità contemporanea. Il linguaggio grezzo, i modi spicci e i toni al limite del violento, invece, ci riportano a una cultura tribale che produce una violenza contro il diverso (come abbiamo potuto vedere) simile a quella che si dà in molte specie di primati non umani. Rispetto a tutto ciò, il genocidio è qualcosa di differente solo per grado!”, si conclude così il messaggio di Valentina Nappi che ha scosso l’opinione pubblica questa mattina, 14 gennaio.

Valentina Nappi: “Io ‘stuprata’ da Salvini!”

Che Valentina Nappi abbia accesso i riflettori su di sé è evidente, forse non ne aveva neppure bisogno, ma in merito a quanto accaduto è opportuno porsi una serie di domande: non sarebbe giusto dare un maggior peso alle parole usate sui social, soprattutto quando si è un personaggio pubblico? È altrettanto sbagliato pensare che Valentina Nappi abbia fatto ricorso all’espressione “Io stuprata da Salvini”, consapevole del fatto che non sono poche le persone che si limitano a leggere le prime righe o anche solo il titolo di un articolo a lei dedicato? Anche perché il verbo “stuprare” ha un significato preciso, che lascia poco spazio all’ambiguità né si presta all’uso metaforico come in questo caso. Si veda la definizione della Treccani: “Stuprare: costringere con la violenza a un atto sessuale di unione carnale: s. una ragazza, una donna, un adolescente”. Che Valentina Nappi abbia con sottigliezza usato il verbo stuprare seguendo l’etimologia latina? “Stuprum”, seguirebbe la radice TUP, STUP affine STUD, italiano offendere, col significato di “urtare”, donde il sanscrito  “tup-âm” reso con “offendere” appunto. Difficile pensarlo. La sua confessione su Instagram ha nuociuto a Matteo Salvini? In principio forse sì, ma ora niente affatto, il leader della Lega passerà per l’ennesima volta come la vittima di giornalisti, giornalai e di quella fetta di paese «buonista» che alcune scelte del Ministro degli esteri proprio non riesce a mandarle giù.

Written by Cristina La Bella

Cristina La Bella è redattrice di UrbanPost e LuxGallery. Nasce a Frosinone il 13 febbraio del 1991, quando in Ciociaria la neve non si vedeva ormai da anni e l’Italia tirava un sospiro di sollievo per la fine della guerra del Golfo. Sin da bambina sogna di diventare giornalista. Si laurea nel 2014 in "Lettere Moderne" e nel 2017 in "Filologia Moderna" all'Università La Sapienza di Roma. Il 16 aprile 2018 le viene conferito il riconoscimento di "Laureato Eccellente Sapienza" per il brillante percorso di studi. Cofondatrice di "Voci di Fondo", ha scritto, tra i tanti, con giornali quali "Prima Pagina Online", "Newsly" e "SuccedeOggi" e riviste letterarie come "Carte Allineate", "Fillide" ed "Euterpe". Nel tempo libero le piace leggere, vedere film e fare shopping. Il più grande amore: i suoi nipotini.

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